Se il petrolio vale più di una donna
In Arabia Saudita due donne sono state deferite per terrorismo perché hanno guidato un’auto. Non capisco come le donne “progressiste” italiane non condannino apertamente e senza riserve atti di simile coercizione nei confronti delle donne. Lucilla, ilgiorno.it
Due donne deferite per terrorismo perché alla guida di un’auto in Arabia? Questi sono paesi incivili e arretrati oltre misura. MariaGrazia, ilgiorno.it
NASCERE donna in Arabia Saudita significa subire pesanti discriminazioni in tutti gli aspetti della vita, compresa la famiglia, l’educazione, l’occupazione e il sistema giudiziario. Significa non poter viaggiare, né lavorare, e persino non poter subire interventi medici senza l’autorizzazione formale di un maschio. Significa (e pare veramente assurdo) anche non poter guidare un’automobile tanto da rischiare l’accusa di terrorismo. Da anni le donne saudite lottano per il diritto alla guida, non riconosciuto nonostante nessuna legge lo vieti. Contro quest’anacronismo sociale, si è battuta la campagna “26 Ottobre”: 2800 i video spediti che filmavano un atto di coraggio e di sfida. Il divieto non ha fra l’altro una base legale né religiosa, ma è stato introdotto nel ’90 in ossequio alla tradizione ed è tuttora difeso dalle autorità con la giustificazione che è la società che lo vuole. E sembra «volerlo» anche la comunità internazionale preoccupata più del mercato del petrolio che delle sorti delle donne.
laura.fasano@ilgiorno.net