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L’ufficio facce contro Moneyball

Prima di diventare un opinionista originale anche in materia calcistica per Sky, Andrea Zorzi come telecronista ha lasciato in eredità un’espressione che mi è tornata in mente adesso: l’ufficio facce. Lo Zorro nazionale, forse il primo a smentire in modo clamoroso il luogo comune che vuole l’opposto un po’…zuccone, ha saputo indossare tanti vestiti nuovi, dopo aver smesso (troppo presto) di giocare. Ho già scritto su questo blog che ammiro molto il ‘tipo’ di intelligenza multiforme di Andrea, che ha saputo sperimentare, scoprire ed esplorare strade non battute da altri.

L’ufficio facce, immagino ispirato a quello del grandissimo Beppe Viola, era un’espressione felice, che permetteva di dare un tocco più umano al commento tecnico: in pratica, Zorro ‘decifrava’ l’andamento di un match non soltanto dalle statistiche (esercizio in cui son buoni quasi tutti. quasi), ma anche dalle espressioni dei giocatori in campo. Con riflessioni mai banali.

Bene. Aveva talmente ragione, che oggi negli Stati Uniti questa capacità di decifrare i volti dei giocatori è diventato un ruolo in una società di basket della Nba.

A chi si chiede il senso del titolo del post, devo una spiegazione: ‘Moneyball’ è il titolo di un bellissimo film sul baseball con Brad Pitt, film che ha fatto scoprire anche a chi non frequenta il ‘batti e corri’ la cosiddetta Sabermetrica, ovvero la disciplina empirica valutazione dei giocatori di baseball basata esclusivamente sulle statistiche. L’ufficio facce mi sembra l’esatto opposto.

Nella Nba, come racconta qui  ‘Il Post’, la franchigia dei Milwaukee Bucks ha deciso di affidarsi all’ufficio facce. Ha assunto Dan Hill, un esperto di codifica delle espressioni facciali, per avere uno strumento di valutazione in più al momento di scegliere i giovani su cui puntare. Sintetizzo: fammi vedere che faccia fai, e capirò se mi puoi far vincere. Hill ha contribuito, tra le altre cose, a non far scegliere il favorito Dante Exum nel draft di quest’anno, preferendogli il meno noto Jabari Parker. “Non ho nulla contro Exum, ma la flessibilità emotiva, la solidità e un portamento sicuro di sé sono stati fattori chiave in favore di Parker”. Risultato: prima di farsi male, Parker era in corsa per il titolo di matricola dell’anno, e viaggiava alla media di 12,3 punti e 5,5 rimbalzi a partita. Exum sta deludendo, ma con la maglia degli Utah Jazz.

Hill utilizza un metodo per analizzare la comunicazione non verbale elaborato nel 1978 da due psicologi, Paul Ekman e Wallace V. Firesen. Il metodo originale tiene conto del movimento di 43 muscoli facciali, Hill ha aggiunto una ‘suddivisione’ in categorie dei sorrisi, a seconda della loro intensità. L’esperto ha spiegato di aver intuito di poter applicare le sue conoscenze allo sport guardando la tristezza sul volto di Rafa Nadal, sconfitto da Andy Murray nella semifinale degli Us Open del 2008. Nel 2011 è stato assunto da Jeff Foster per lavorare ad un evento riservato agli osservatori e agli allenatori del football americano, l’Nfl Scouting Combine, una grande vetrina per i giocatori in uscita dalle università. Hill propose di inserire domande personali per osservare le reazioni dei giocatori mentre rispondevano. Per completezza di informazione, il Post riporta anche una voce critica: Martha Farah, direttore del centro per le neuroscienze dell’università della Pennsylvania, sintetizza così le sue perplessità: “E’ difficile stabilire se il metodo funzioni bene, se sia necessario dargli un margine di dubbio o se non funzioni affatto”.

Non so se il metodo funzioni. So però che ho visto gente, come Fabio Vullo o Marco Bracci, come Karch Kiraly o Ljubo Ganev, capace di far cambiare il rendimento della propria squadra, urlando e facendo la faccia cattiva. Adesso ce ne sono un po’ meno, di giocatori così.