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Tra Beltoise e Pino Daniele

Ogni addio significa qualcosa, almeno per chi, in qualunque maniera, si è rapportato con un altro essere umano.

Prendiamo Beltoise, il pilota francese di moto e di auto che si è appena congedato da questo mondo.

Mi fa quasi tenerezza confessare che, quando ero bambino, l’ho detestato.

Adesso nemmeno ricordo più perchè, eppure io facevo il tifo per Ignazio Giunti.

Un italiano che sapeva guidare e molto bene.

Mi ero fissato, nei sogni dell’infanzia, che un giorno questo Giunti avrebbe raccolto l’eredità di Ciccio Ascari.

Invece una sera mio padre mi disse che Ignazio era morto in un incidente in una terra lontana, in Sud America.

E all’unico telegiornale dell’epoca, in bianco e nero, mostrarono le immagini dell’incidente.

Innescato involontariamente da Beltoise, che stava spingendo a braccia la sua vettura.

Povero Giunti.

Povero Beltoise. Chissà se la sua manovra era qualcosa di estremamente deprecabile. Forse era solo un atto d’amore per lo sport che praticava.

Comunque io lo considerai colpevole, nel mio cuore di bambino.

Feci pace con il ricordo solo molti anni dopo, quando me lo presentarono, non ricordo più dove.

Se ne è andato anche Pino Daniele.

Non ero un suo fan accanito, in vita mia debbo aver comprato al massimo un suo disco, credo quello del 1982.

Ma aveva qualcosa dentro, che poi tirava fuori alla chitarra, che lo rendeva, ecco, interessante. Inoltre c’è una sua canzone che mi ha aiutato abbastanza, in un periodo complicato.

Mi andava di ricordarli insieme, Jean Pierre e Pino.