Riforma scuola dopo le parole arrivano i fatti?
Ma quale riforma della scuola? Da docente vi dico una cosa: sono anni e anni che ad ogni governo e ministro che cambia (stavolta è toccato al premier Matteo Renzi) ci tempestate di “riforme epocali” che non fanno altro che provocare danni, le cui conseguenze le pagano soprattutto i ragazzi. Sembra che la scuola sia diventata il palcoscenico di una continua e desolante “fiera delle vanità”. Graziella, ilgiorno.it
STAVOLTA le intenzioni sono roboanti (al netto dei muri che cascano sulle teste dei bambini). Nel suo videomessaggio per la ripresa delle scuole il premier non ha infatti mancato di affermare che se riparte la scuola riparte il Paese. Per poi aggiungere che la riforma della scuola la fanno gli italiani (questa sarebbe la grande novità) una riforma che, ribadisce, nasce dal basso. Insomma un’iniezione di fiducia, di dinamismo efficentista, di entusiasmo giovanilista a cui fanno riscontro le perplessità degli addetti ai lavori. Difficile dar loro torto, perché in attesa della rivoluzione annunciata, resta un dato di fondo imbarazzante: l’Italia è il Paese che spende di meno nell’istruzione fra gli Stati europei membri dell’Ocse in rapporto al proprio Pil. D’altro canto, tutti i ministri della pubblica istruzione del passato hanno detto che avrebbero cambiato la scuola e cosa hanno fatto? La riforma che mutava la riforma che mutava la riforma che non aveva fatto in tempo ad entrare in funzione. Logico (e scontato) che anche stavolta si dubiti. laura.fasano@ilgiorno.net