Perché siamo inattivi e scoraggiati
Ormai molti non cercano neppure più il lavoro in Italia. Non c’è dubbio che non manchino i mammoni che preferiscono farsi aiutare dalle famiglie piuttosto che mettersi in gioco e cercare un lavoro, ma non dimentichiamo che ci sono migliaia di persone ormai non propriamente giovani, i quali una volta perso il lavoro non lo trovano nemmeno con il binocolo. E dopo magari due anni di cv inviati a secchiate, si arrendono e sprofondano.
Lulo, ilgiorno.it
Non sono iscritti nelle liste di collocamento, non mandano in giro curricula e forse nemmeno guardano gli annunci sui giornali e sui siti specializzati. Vorrebbero, ma hanno paura di avere solo delusioni, e così rinunciano prima ancora di provarci. È la crisi, si dirà. Questa crisi così lunga e profonda che ha causato un enorme fardello di sfiducia. Tutto ciò premesso, viene, quasi naturalmente, da chiedersi se tra quei sei milioni di senza lavoro ed in particolare tra quei circa tre che non risultano disoccupati, ma inattivi-sfiduciati-scoraggiati, non ci sia anche qualcuno che sì, il lavoro non lo cerca più, ma non perché non abbia più la forza per farlo, o si è convinto che una simile attività sia ormai completamente inutile, ma per un motivo molto più banale: non ne ha la possibilità materiale. Gli mancano, concretamente, le risorse economiche necessarie. Insomma, la luce non si è vista, le speranze sono svanite e in molti si sono convinti che il buio è la loro nuova casa.
laura.fasano@ilgiorno.net