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Si può mentire per coprire l’uomo che ami

Esprimo la mia solidarietà, per quello che può valere, a Carolina Kostner e le suggerisco di ricorrere sempre e comunque contro l’ottusa sentenza. Le dico, inoltre, di lasciare l’Italia per un altro Paese dove la giustizia, in tutti i sensi, funziona. A questo punto mi domando, ma perché Pantani ha continuato a correre, fino al suicidio, nonostante tutti sapevano della droga? Togliamo le vittorie anche a Pantani. Emilio Bisoffi, Rovereto

MA MENTIRE per amore cos’è? Un reato, un diritto, una necessità? Forse solo una terribile
contraddizione. O più semplicemente, un bivio che nessuno nella vita vorrebbe mai dover affrontare.
Destino crudele, sbaglio fatale. Ma umano, umanissimo. E beffardo. Perché se è difficile
condannare i sentimenti, è facile vedere l’ipocrisia di questa vicenda. E il dramma di Carolina, di una
ragazza di 27 anni, di una campionessa applaudita sulle piste di mezzo mondo, messa alla gogna per
quello che molti avrebbero fatto: mentire per coprire l’uomo che ami. Ora hanno voluto punire anche lei: la Kostner non si dopava, non sapeva che Schwazer si dopasse, ma ha mentito all’antidoping. Una scelta,
ripetono i giudici, non dovuta ad una certezza, bensì ad un senso di protezione che, per il rapporto che c’era all’epoca tra i due atleti, costituisce un’attenuante. Si sono però dimenticati i giudici che Carolina ha già scontato la pena più terribile: quella di perdere la persona che amava per non essere riuscita a cambiarla. laura.fasano@ilgiorno.net