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L’orrore Isis sulla pelle dei bambini

L’immagine del pilota bruciato vivo dall’Isis rappresenta l’ultima barbarie, l’arma del Califfato è la propaganda del terrore. Ma in questi ore il rapporto dell’Onu sull’infanzia in quesi Paesi mette ancora più angoscia perché descrive una situazione abberrante di violenze e abusi nei confronti delle nuove generazioni. Stiamo diventando sempre più bestiali. E le buone intenzioni non bastano proprio più, bisogna agire.
Lettera firmata, Milano

È tutto nero su bianco, in un rapporto dell’Onu che mette i brividi. Dopo le teste tagliate, le esecuzioni di massa e il pilota arso vivo l’orrore dell’Isis si arricchisce di un nuovo e sconvolgente capitolo: quello delle violenze, mostruose, sui bambini. L’Isis li uccide, tortura e violenta sistematicamente. I piccoli, riporta il documento, in molti casi vengono anche «crocifissi», «decapitati» e «sepolti vivi». Rapiti come schiavi del sesso, vengono utilizzati come kamikaze, produttori di bombe, o scudi umani, venduti nei mercati locali, con tanto di prezzo affisso sui vestiti. L’orrore descritto dimostra ancora una volta come i terroristi non abbiano alcun rispetto per la vita dei bambini. Da mesi d’altronde i social media sono inondati di immagini orripilanti. A 7, 10, 12 anni, la guerra di questi bimbi non è un gioco, non è virtuale, è quella vera, terribile, lastricata di odio, morte, sangue, atrocità. E pensare che per milleni si è creduto che in guerra non ci fosse posto per i piccoli. Sta a noi far in modo che torni ad essere vero.
laura.fasano@ilgiorno.net