‘Vivavoce’ e il coraggio di De Gregori
Che coraggio, quel De Gregori. Uno che da anni è accusato di non essere più lo stesso, di essere cambiato, di rinnegare il suo passato, a un certo punto se ne esce con un doppio album (‘Vivavoce‘, Caravan/Sony Music, 2014) in cui, bel bello, prende le sue canzoni migliori e le stravolge. Poco gli importa, per dire, che quei brani non siano più suoi e basta ma siano incisi nelle curve della memoria (così direbbe lui) di milioni di persone.
Poco importa davvero, però, perché in realtà quelle canzoni, libere di cambiare, lo sono sempre state. E chi ha visto almeno un concerto del cantautore romano sa benissimo che gode particolarmente nello spiazzare i propri fan. Maestro delle variazioni sul tema e dei cambi di arrangiamento, è solito far strozzare i cori nella gola del pubblico perché se pure sai a memoria le parole di ‘Rimmel‘ non saprai mai come avrà voglia di cantarla lui.
Così ha fatto in ‘Vivavoce’. Impunemente ha preso ‘Alice‘ e l’ha duettata con Ligabue, poi ha frantumato in mille rivoli una delle scale più semplici della storia della musica italiana (quella che apre ‘La donna cannone’), quindi non pago è passato a ‘Buonanotte fiorellino‘. Vi ricordate l’arrangiamento? Un valzerino al pianoforte capace di far commuovere i sassi. Ecco: stavolta ha deciso di suonarla con l’armonica, quasi fosse un midi-files. In ‘Viva l’Italia‘ ha inserito dei coretti in stile tirolese. E ‘La storia‘ è diventata una colonna sonora da film, col suo bel tappeto di violini, fisarmoniche e fioretti di chitarra. Pensare che il suo mito Bob Dylan, una volta fu chiamato Giuda (ne resta traccia in un famoso live) per molto meno: una semplice chitarra elettrica, al posto della solita acustica.
Dove andremo a finire, quindi? Dritti nel futuro. Perché il cantautore in questione rivendica, da sempre, il diritto di cambiare continuamente. “E se non vi piace – risponde stizzito agli aficionados della prima ora – è soltanto perché non volete ammettere di essere invecchiati”. Menomale. Perché chi ha amato e ama davvero davvero brani epici come ‘Titanic‘ (qui con una deliziosa intro di swing), ‘La donna cannone‘ e perfino l’inflazionatissima ‘Generale‘, può soltanto godere nel sentirle in questo album ancora vive e in ottima forma, splendide quarantenni (tanti sono gli anni di ‘Buonanotte fiorellino’), ancora capaci di cambiare umore, tono e sensazioni.
Si scioglieranno anche gli scettici, crediamo noi, una volta superato lo shock di sentire Ligabue tirare lunghe le vocali di ‘Alice’. E scopriranno che quella ‘Donna cannone’, dopo averla sparata in aria, è esplosa in un tappeto di suoni e rincorse melodiche che sa emozionare come fosse un inedito. Sintomo del fatto che le canzoni capaci di tuffarsi nella storia, le puoi ascoltare dal solito vinile e sembrano scritte oggi. O puoi lasciarle volare e poi salire in cima alla collina, a goderti lo spettacolo.
