V come Vettel, V come Vanzini
E’ il week end di Vettel a Barcellona.
So bene che non bisogna esagerare con le suggestioni.
E però, che ci volete fare?
Tutti sappiamo quanto Seb sia legato al mito di Schumi.
E’ una cosa che viene da lontano, non una trovata pubblicitaria.
Io ero a Barcellona in un pomeriggio irrorato da un biblico diluvio.
Era il 1996.
Michael vinse per la prima volta al volante di una Ferrari.
Non avrei mai immaginato che per ben altre settantuno (71!) volte mi sarei ritrovato a vivere quella emozione e a tentare di descriverla.
Nè potevo lontanamente supporre che, quasi venti anni dopo, un altro tedesco, cresciuto bambino nel mito del Kaiser, si sarebbe vestito di Rosso.
Aggiungo che il mio vecchio amico Carlo Vanzini, quello di Sky, reduce da un bell’incontro con Vettel per una intervista di tv, mi ha mostrato in anteprima qualche frammento della video conversazione (in onda a marzo, se interessa).
Beh, c’è la scena in cui Seb, alla Galleria Ferrari di Maranello, si affaccia sull’ufficio del Drake e sussurra: penso che mi sarebbero tremate le gambe, se avessi dovuto discutere il mio contratto con quel signore lì, seduto dietro quel tavolo.
Sono cose così.
Valgono niente.
Oppure, per chi ci crede, valgono tutto.
Ps. Spazio sotto disponibile per chi volesse commentare gli ultimi due giorni di test al Montmelo. E non ve l’avevo detto che la McLaren Honda mica è un furgone?….