A proposito di Hamilton e di Rosberg
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Articolo 1,
Formula1
Dirò ora la mia garbata opinione sul teatrino inscenato dagli attori Mercedes in quel di Shanghai.
- Rosberg paga un deficit di eleganza, mettiamola così. Nel senso che Hamilton ha vinto, mi pare, otto degli ultimi dieci Gran Premi. Cioè Nico, con la stessa macchina, ha preso paga nove volte su dieci dal compagno, calcolando che anche nella Malesia di Vettel è arrivato dietro Lewis.
- Di fronte a numeri del genere, che credibilità ha l’accusa, rivolta al Nero, di correre per procurare danno al collega? Uhm, direi pochina.
- Gli americani hanno una etichetta, per atteggiamenti del genere. Sore loser. Sta per cattivo perdente. In Formula Uno ce ne sono stati tanti e non starò qui ad indicarli per non scatenare là sotto un furibondo dibattito.
- Aggiungo che, a rigor di logica, chi sta davanti imposta la gara come meglio crede. E poiché alla fine la Mercedes ha raccolto una doppietta, come potrebbe adesso il team lamentarsi di Hamilton? Cosa gli potrebbero mai imputare?
- Un’altra cosa. Mettiamo che Rosberg sia nel giusto e che Lewis si sia comportato in un certo modo per cercare di far perdere il secondo posto al compagno. Ma ne avrebbe profittato Vettel, il quale aveva appena vinto, nel modo che sappiamo, il Gran Premio della Malesia. Se ne dovrebbe dedurre (e magari ci sta, per carità) che il Nero assolutamente non considera credibile/pericolosa la figura di Seb nella caccia al titolo. Può darsi, però io considero il pilota Hamilton un fuoriclasse assoluto (sin dal 2007) nonché un driver che è tutto fuor che stupido.
- La faccio breve: il Nero in classifica preferisce avere Vettel il più lontano possibile, fidatevi. E quindi un Rosberg che arriva davanti al ferrarista lo preferisce alla situazione rovesciata.
- Piuttosto e semmai, l’acrimonia che caratterizza la relazione tra i due piloti della Mercedes si trascina da un pezzo. Secondo me la presunta amicizia andò in frantumi quel sabato a Montecarlo di circa un anno fa: allora l’inglese si convinse intimamente che il figlio d’arte era disposto a giocare sporchissimo pur di fregarlo. E lo disse pure, il Nero. Spa fu l’ultimo chiodo sulla bara della storiella dei fratelli legatissimi sin dalla adolescenza. Quindi, aspettando un annuncio contrattuale che prima o poi dovrebbe arrivare, io che sono lo scemo del villaggio mi chiedo: ma come riusciranno, questi due, a coabitare ancora per anni?
- Chiudo rifiutando il paragone storico con Senna e Prost. No, no. Là i Campionissimi, come mi disse Gino Bartali parlando di Fausto Coppi, erano due. Qui, secondo me,al conto ne manca uno.