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Tre anni dalla tragedia di Morosini, la legge sui defibrillatori al palo

Tre anni fa moriva in campo a Pescara, con la maglia numero 25 del Livorno, il calciatore Piermario Morosini. Oggi in varie parti d’Italia è stata onorata la memoria dell’uomo e dello sportivo. In prima linea l’Associazione Morosini, la onlus che si batte, come del resto fanno da anni le associazioni del cuore, per la diffusione del defibrillatore e delle pratiche di primo soccorso.

Per una singolare coincidenza, sempre in tema di arresto cardiaco e prevenzione, sono stati assolti oggi a Forlì i due medici che erano stati tirati in ballo per la morte improvvisa del campione di volley Vigor Bovolenta, stroncato da un malore nel marzo 2012 durante una gara del campionato B2 a Macerata. I sanitari erano finiti nell’occhio del ciclone per aver rilasciato la certificazione di idoneità sportiva al pallavolista. I casi di Morosini e Bovolenta finiti male, e quello di Cassano che è sopravvissuto a una sincope, si aggiungono a decine e decine di drammi di atleti dilettanti, che si sono sentiti male in palestra o all’aperto durante gare, anche in epoca recente.

L’incidenza degli attacchi di cuore improvvisi è di 23 casi ogni diecimila sportivi l’anno. La sindrome da arresto cardiaco è più frequente negli uomini (90%) e nei soggetti di età inferiore ai 35 anni (75%). Gli sportivi più colpiti sono quelli di basso livello agonistico (80%), cioè i dilettanti. Bisogna che simili disgrazie siano di esempio per una maggiore responsabilità e impegno da parte di tutte le componenti della società civile. Sarebbe necessaria un’adeguata formazione da parte di tutti, giovani frequentatori degli impianti, allenatori e dirigenti, sulla rianimazione cardiopolmonare a bordo campo, dove il decreto Balduzzi impone l’adozione dei defibrillatori.

Il malore improvviso di un atleta si verifica in presenza di uno sforzo fisico e di una cardiopatia silenziosa. Sopra i 35 anni l’arresto cardiaco è legato il più delle volte alle coronarie malandate. Nei giovanissimi sono più frequenti le aritmie e le anomalie congenite del muscolo cardiaco. La disidratazione e lo stress psichico sono ulteriori elementi che entrano in gioco e spiegano perché le crisi di cuore letali sono più frequenti nelle competizioni ufficiali rispetto agli allenamenti.

Siamo ancora lontani dall’affermazione di una cultura del primo soccorso in Italia, un tema che meriterebbe più di un approfondimento, un’inchiesta. A che punto siamo con l’applicazione del decreto Balduzzi sulla messa a norma degli impianti sportivi e sull’educazione al massaggio cardiaco a partire dagli anni della scuola? Sarebbe utile conoscere il parere delle istituzioni politiche e amministrative, il mondo del volontariato, il coordinamento delle Associazioni del Cuore (Conacuore), organizzazioni sportive come il Coni e la Uisp, società scientifiche in ambito cardiologico come l’IRC Italian Resuscitation Council, che ogni anno promuove la manifestazione Settimana Viva e, perché no, il ministero della Salute.

Alessandro Malpelo, QN Quotidiano Nazionale, 14 aprile 2015