Prostituzione e quell’utopia di abolirla
Se ne è parlato solo un giorno (e in qualche caso anche in modo piuttosto distratto) eppure, vista la situazione delle nostre strade, dovrebbe essere un argomento che sta a cuore a tutti: superare, 60 anni dopo, la legge Merlin e trovare il modo di regolamentare la prostituzione. Temo che anche in questo caso non se ne farà niente perché affrontare quell’argomento è ancora per molti un tabù insuperabile. Marco Corno, Milano
L E ESPERIENZE degli altri Paesi, tra legalizzazione come Germania e Olanda e proibizionismo come la Svezia, non hanno risolto il problema che sta più a cuore: quello dello sfruttamento e della tratta delle donne. L’obiettivo di Lina Merlin, che era una signora con i piedi per terra, non era quello utopistico di abolire la prostituzione, ma di cancellare (o almeno ridurre) lo sfruttamento delle donne da parte dello Stato e dei tenutari dei bordelli, togliendole da una condizione di schiavitù. Dopo 60 anni quella legge va certamente attualizzata, ma resta ancora una buona legge ed è per questo che il dibattito stenta sempre a prender forma e tradursi in vere decisioni. Senza scordare che occuparsi di prostituzione oggi significa mettere nel mirino i cartelli malavitosi che speculano sulla tratta. Senza scordare, ancora, che l’ulteriore impulso che l’eventuale legalizzazione potrebbe portare, evoca l’idea di sfruttamento del sesso a fini economici. laura.fasano@ilgiorno.net