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Storie di Barcellona. Schumi 1996

Quindici giorni alle prime prove di Barcellona.

Vediamo di ingannare un po’ il tempo, dovendo restare riservato ciò che è riservato.

1996.

A quel tempo io ero un ragazzo, credulone e romantico.

Prendevo sempre da dormire nei paraggi della Sagrada Familia.

Allora ancora non era scoppiata la Alonso-mania e onestamente in Spagna della Formula Uno se ne strafottevano tutti. Quindi uno poteva piazzarsi in hotel nel cuore della città. Tanto, al circuito saresti arrivato in un lampo. E almeno ti godevi le ramblas, la movida, bla bla.

Io adoro Barcellona dai giorni della Olimpiade del 1992. A me piace persino più di Parigi. Diciamo che è la ‘mia’ capitale europea, so girarla a piedi da capo a fondo.

Ed è, anche, la città della Apparizione.

Quella domenica pioveva a randello sin dalle luci dell’alba.

I giornali catalani erano pieni di storie su toreri incornati in non so quale angolo della Andalusia e parlavano ovviamente tantissimo del Barca, dove si era da poco esaurita l’era del leggendario Johann Cruyff (uno al cui pensiero io ancora mi commuovo, per quello che ha rappresentato con il pallone tra i piedi quando ero bambino).

Del resto, sono un tipo dal cuore sciocco, facile all’intenerimento.

2 giugno 1996.

Noi ferraristi aravamo il terreno delle speranze accompagnati dal sospetto che l’attesa sarebbe stata ancora lunga (e non fu breve, in effetti).

Due settimane prima, a Montecarlo, Schumi era scattato dalla pole. Era il grande favorito. Non aveva completato il primo giro. Con una sincerità che mi fece impressione, subito dopo aveva detto: mi scuso con tutti i meccanici e gli ingegneri, se sono uscito di pista la colpa è esclusivamente mia, ho commesso un errore puerile (veramente usò un’altra parola in inglese, ma ci siamo capiti).

Lì mi ero detto che forse c’erano elementi, nel personaggio, destinati a favorirne l’ingresso nei cuori dei fans del Cavallino.

E venne Barcellona.

Il diluvio.

Ancora oggi non so come abbia fatto, perchè onestamente le Williams erano di un’altra categoria.

Però pioveva di brutto e lui andò al comando e poi sembrava guidasse un motoscafo. Io ogni tanto sfidavo la natura e uscivo per vedere gli spruzzi d’acqua che la Ferrari sollevava.

Era un sottomarino rosso.

Mi ricordo che, finite le feste per una vittoria memorabile, la prima cui ne sarebbero seguite altre 71,, mi ritrovai al telefono con Montezemolo.

Oggi, 2 giugno 1996, è la festa per i cinquant’anni della Repubblica, ci dicemmo.

Potenza delle coincidenze.

Forse è vero che sono le grandi passioni, talvolta, a ravvivare il senso di una identità comune.

E comunque quella domenica Schumi rese felici anche i nostalgici della monarchia sabauda.