Storie di Barcellona: Hakkinen 2001
Mi dispiace di non aver parlato spesso, in questa sede, di Mika Hakkinen.
E’ uno dei piloti che ho ammirato di più.
Non sopportavo la sua algida moglie, ma questo non c’entra.
Lo avevo notato quando si arrangiava con una Lotus scadente. E poi ero all’Estoril nel 1993, quando subentrò al figlio di Andretti sulla McLaren.
Al sabato, in qualifica, rimase vicinissimo lì ad Ayrton.
Dopo, rinacque a dispetto di un incidente terrificante ad Adelaide.
Tra i contemporanei di Schumi, è stato il meno lontano dall’Imperatore.
E del memorabile sorpasso di Spa 2000, con Zonta a far da fetta di prosciutto in mezzo al sandwich regale, ho narrato spesso e volentieri.
Ma mi viene in mente, aspettando Barcellona, la gara incredibile del 2001.
Gran Premio di Spagna.
Stagione all’insegna della Rossa.
Eppure, su al Montmelo Mika aveva dominato.
Fu lasciato a piedi dalla macchina, la McLaren, durante l’ultimo giro.
Ricordo l’eleganza con la quale il beneficiario della sua disavventura, cioè proprio Schumi, a premiazioni consumate volle andare a salutare il finlandese.
Quasi per rendergli l’onore delle armi. Quasi a consolarlo.
Hakkinen probabilmente ha staccato la spina troppo presto.
In compenso, è stato intelligente nel rifiutare le ipotesi di un ritorno ai Gran Premi.
So che era tentato, ma ha avuto il buon senso di non esporsi a probabili figuracce.
Anche dalla capacità di respingere l’insidia della nostalgia si coglie, talvolta, la qualità di un individuo.
Nella vita. Sul lavoro. In amore.
E in Formula Uno, anche.