Se i soldi pagati giustificano anche le offese
Ho stentato a crederci però purtroppo è proprio così: da qualche giorno, su Facebook, è visibile una pagina chiamata: CheSchifoLeDonneIncinta che è zeppa di lerciume offensivo della dignità delle donne e dei loro nascituri. La maggior parte dei post, gretti e zeppi di insulti e di termini scurrili, sono rivolti all’incitamento all’odio verso le donne incinta. Qualcuno ha cercato di metter loro il bavaglio, ma finora con scarsi risultati. Che vergogna. Lettera firmata, Milano
I SOCIAL NETWORK non sono solo il parco giochi virtuale più pericoloso per i bambini. Anche utilizzati dagli adulti possono nascondere problemi. È il caso segnalato dalla lettera e da altri utenti che hanno cercato inutilmente di ottenere la rimozione della pagina. Il team di Facebook ha risposto asserendo che rispetta gli standard della comunità. Si tratta di una presa di posizione che fa veramente sorridere, tenendo conto che tante persone hanno visto il proprio account sospeso per aver usato banali espressioni, nemmeno più ascrivibili alle parolacce. Alla base della decisione (o non decisione) del social network, molto probabilmente, assume particolare importanza il fatto che l’autore dei contenuti insulsi paga Facebook per la promozione della pagina. Il motivo allora potrebbe banalmente essere di tipo economico, con il social network non disposto a restituire la spicciolata di soldi guadagnati. Cioè, i soldi possano giustificare o addirittura autorizzare qualsiasi offesa. Proprio triste. laura.fasano@ilgiorno.net