Briatore rifiuta il premio Rododendro
Mi ha telefonato Flavio Briatore.
Voleva informarmi, con un garbo che gli riconosco volentieri, il suo rifiuto del premio Rodendro, assenatogli alla unanimità dalla giuria da me presieduta e da me formata insieme a mio fratello Fabio Tavelli.
Naturalmente qui confermo di non condividere quasi nulla delle opinioni del manager sette volte campione del mondo di F1, fra piloti e costruttori.
Ma volentieri ospito la sua replica.
‘Guarda che io non nego che la Ferrari sia diventata la seconda forza del mondiale in questa stagione. E’ vero, lo è diventata. Ma come?’
‘La mia risposta è questa: sono scomparsi gli avversari. La Red Bull è stata mandata kappao dal disastro della power unit Renault. Mentre la Williams viene penalizzata dal motore che la Mercedes le mette a disposizione, chiaramente non dello stesso livello di quello montato sulle vetture di Hamilton e di Rosberg’.
‘Quindi gli altri sono andati indietro. La Ferrari invece è rimasta ferma, nel senso che ha certamente il merito di non aver aumentato il suo distacco nei confronti delle Frecce d’Argento. Ma nemmeno si è avvicinata’.
‘Se tu prendi il distacco di Vettel nei confronti della Mercedes alla fine del Gran Premio di Spagna, a Barcellona, ti accorgi che è uguale, più o meno, a quello di Alonso un anno prima con la Rossa. E se controlli il distacco di Vettel nelle qualifiche di Montecarlo ti accorgi che è uguale, più o meno, a quello di Fernando dodici medi prima’.
‘Tu mi obietti che la Ferrari ha già vinto un Gran Premio. Io rispondo: complimenti, ma la vittoria in Malesia è dipesa da un errore di strategia della Mercedes, così come il secondo posto di Vettel nel Principato è figlio dell’errore del box Mercedes’.
‘Quindi io non sono rosicone e ovviamente non lo è Alonso. Dire come stanno le cose, cioè dire la verità, non significa essere ostili a qualcuno. Io non sono ostile a nessuno, men che meno alla Ferrari’.
‘Cambiando discorso, non mi interessa il posto di Ecclestone. Per come la vedo io, la Formula Uno è attesa da un futuro molto grigio. Abbiamo delle regole assurde, sentiamo gli ingegneri dire ai piloti di non tirare per salvare le gomme, risparmiare i motori, non consumare benzina. E questo sarebbe l’automobilismo del nuovo millennio?’