Devil, Mansell e i gettoni Ferrari
Andai per la prima volta in Canada nel 1991.
C’era una stradina affascinante.
Peel Street.
Ci scondizolavo tutte le sere, non per i locali di lap dance. In Peel Street c’era un negozio fantastico di fumetti. Io sin da bambino adoravo le serie Marvel e in quel periodo una saga di Devil, ‘Born again’, mi faceva impazzire.
Lì avevano gli originali non ancora arrivati in Italia!
Inoltre in Peel Street, essendo la telefonia mobile ancora agli albori, c’erano un sacco di cabine telefoniche.
Tutte a gettoni.
I gettoni!
Ma come volete che possa appassionarmi ai ‘token’ per le power unit?!?
O meglio.
Capisco la Ferrari e la sua battaglia d’inverno, battaglia non solitaria, per ottenere il permesso di intervenire sui motori a stagione in corso.
Dovrebbe essere ovvio, dovrebbe essere l’Abc dell’automobilismo: ricerca, sviluppo, sperimentazione.
Non è più così, in F1. E qui la pianto, perché non vorrei passare per nostalgico trombone reducista, si stava meglio quando si stava peggio, eccetera.
Comunque, tenderei ad escludere che, gettone più gettone meno, la Ferrari possa scardinare, di botto, la superiorità Mercedes.
Se mi sbaglio, mi corriggerete.
Comunque, tornando a Peel Street, ci transitai anche la sera dopo il Gp, nel 1991.
Non ho mai capito come Mansell, con la Williams, sia riuscito a perdere quella corsa.
A due chilometri dall’arrivo già sbracciava per salutare la folla dell’isola di Notre Dame e aveva pure ragione, non vinceva un Gp dal Portogallo 1990, con quella stupefacente partenza in Rosso ai danni del compagno di squadra Prost.
Che storia! L’ho già raccontata?
Il Leone sostenne di non aver mandato in tilt il cambio della Williams agitando la mano a vanvera: ancora oggi afferma che il cambio si scassò per altre cause.
Boh.
Quel Gp del Canada restò nella storia anche perché l’autogol di Nigel coincise con l’ultima vittoria in carriera del da lui detestato Piquet padre.
La nemesi.
Di lì a poco in Benetton, team per il quale Piquet correva, arrivò un tedesco.
E fu tutta un’altra storia, eh.