E se decidessimo di abolire le Regioni?
Tra gli enti inutili da eliminare, in testa vedrei proprio le Regioni, più delle Province, il cui ruolo pare essere solamente di passacarte e passasoldi (trattenendone, ovviamente, una ingente quantità per coprire le loro faraoniche spese di “gestione”) e veri buchi neri per le malandate finanze dello Stato. Ma il danno è ormai fatto, grazie ai politici… e difficilmente si tornerà indietro.
Rob944 Ilgiorno.it
La posizione di coloro che sostengono, come il lettore, la necessità di abolire le Regioni non lascia spazio ai dubbi: l’inizio del declino italiano, del suo indebitamento e della crescita vertiginosa della partitocrazia, coincide proprio con la nascita delle Regioni, nel 1970. Perché le Regioni hanno moltiplicato il ceto politico e il finanziamento pubblico ai partiti, divorato risorse e duplicato la burocrazia statale. E allora, se si vuole risanare il Paese, restituite sovranità e competenze allo Stato ( anche in materia di sanità e pubblica istruzione) anziché accanirsi con gli spiccioli delle Province, è da lì che bisogna tagliare. Tra lo Stato e i Comuni basta un solo ente intermedio: le Province regionali. Ce ne sono in Italia meno di una cinquantina e corrispondono alla storia e alla fisionomia del nostro territorio. Sostituirebbero Province e Regioni con strutture più incisive e snelle e con compiti delimitati. Naturalmente sarà la politica a decidere quale strada prendere. Sempre che non resti, come al solito, ferma davanti al bivio.
laura.fasano@ilgiorno.net