Vettel e Alesi venti anni dopo
Quando Giovannino Alesi vinse il suo primo e ultimo Gran Premio, giusto venti anni fa in Canada, fu molto difficile reprimere la commozione.
Alesi non la trovate nell’elenco dei campioni del mondo. Forse è vero che buttò via il biglietto vincente della lotteria nella tarda estate del 1990: aveva già firmato per la Williams, volle assolutamente venire in Ferrari.
Famoso è il bivio della vita.
Se vai dalla parte sbagliata, sei consegnato alla sconfitta.
Ad Alesi è andata molto bene, invece, in termini di affetto popolare. I ferraristi, nella stragrande maggioranza, lo adoravano. Capivano che ci metteva l’anima. Forse non era perfetto, certamente non poteva essere paragonato a Schumi e nemmeno ad Hakkinen.
Ma aveva cuore e quell’unico successo a Montreal, alla vigilia dell’addio, fu come l’ultimo bacio.
Venti anni dopo, io non sono Dumas e forse Vettel non è d’Artagnan, magari Kimi a bevute evoca Porthos, di sicuro nel venerdì di Montreal la Rossa non mi è dispiaciuta.
Ma vi risparmio la solita tiritera sulle prove libere fallaci e mendaci e bla bla bla.
Inoltre Hamilton prima di sbattere nel bagnato aveva il tempo migliore sull’asciutto.
E infine le scuderie dotate dalla PU Mercedes non è che andassero piano.
Tutto questo per completezza di informazione.
Però…
Ps. Spazio sotto per chi desiderasse narrare ao vivo la pole canadese.