La 24 Ore di Hulk (e di Bertolini)
Mentre guardavo il finale della 24 Ore di Le Mans, idealmente in compagnia del compagno cloggaro Quattropalle che qui affettuosamente saluto, mi è venuta in mente una cosa.
Lasciamo stare le faccende delle frontiere chiuse a Ventimiglia, non è questa la sede.
I francesi sono più bravi di noi.
Nel difendere le loro tradizioni.
Dalla Parigi-Roubaix in bicicletta al Roland Garros nel tennis.
E’ vero, paradossalmente, che da anni hanno rinunciato al ‘loro’ Gran Premio. Noi abbiamo perso Imola, prossimamente finiremo col perdere Monza e in generale siamo deficitari a proposito del rispetto per la storia che ci appartiene.
Invece e in compenso, i francesi hanno salvato la cultura e la tradizione di un evento come Le Mans. Che, a questo punto, resisterà all’usura del tempo.
Mi fa piacere abbia vinto Hulkenberg con la Porsche, anche se temo che questo risultato alimenterà il tormentone sul volante che dovrebbe/potrebbe occupare in F1 (indovinate al posto di chi, eh).
Di Hulk fui testimone di una bizzarra pole con la Williams in uno strano sabato brasiliano. Lo ringraziarono mettendolo a piedi l’anno dopo.
Inoltre sono contento per il mio compaesano Bertolini, primo in una delle categoria di contorno.
Andrea è un amico nella terra delle piastrelle. Da sempre sono convinto che, se avesse avuto i soldi quando era ragazzino, beh, un italiano tra i re della Formula Uno ci sarebbe stato.