Non riduciamo il processo ad un Evento
CON TUTTO il rispetto per la povera Yara e i suoi genitori (che hanno mantenuto sempre una grande dignità), ma questo processo al muratore Massimo Giuseppe Bossetti sembra già assumere l’aspetto di uno show con l’imputato che entra nella gabbia… e che siamo al circo o allo zoo? Si preannuncia già un bel caos mediatico e a farne le spese (come sempre) saranno solo le persone coinvolte. Enzo B, ilgiorno.it
GIÀ ALLA PRIMA UDIENZA il circo mediatico si è messo in moto pronto a scrutare ogni minimo gesto dell’uomo accusato dell’omicidio di Yara e a cogliere ogni suo segno di cedimento. In prima fila le troupe televisive e i curiosi assiepati davanti all’ingresso del Palazzo di giustizia pur di assistere all’Evento. Una spettacolarizzazione mediatica fuori luogo, un’attenzione morbosa su dettagli insignificanti, con l’elevazione preventiva dei protagonisti del fattaccio di cronaca a icone del Male o viceversa del Bene, e quindi con la riduzione di quello che è stato un dramma familiare enorme (la morte di una ragazza di 13 anni) a pretesto di un ennesimo fenomeno di malcostume italico. Oltre che per l’imputato (innocente fino a sentenza definitiva) il ridimensionamento del processo a un ambito meno prossimo all’avanspettacolo sarebbe soprattutto una forma di rispetto nei confronti della piccola vittima. Prendiamo esempio dai genitori della ragazzina che hanno deciso di preservare in silenzio il loro dolore, senza renderlo volgare. laura.fasano@ilgiorno.net