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L’eredità di Jules Bianchi

Sono giorni dedicati alla riflessione.

Sto pensando alla eredità che Jules Bianchi lascia a quelli come noi, che ancora amano l’automobilismo.

La prima cosa riguarda me. A volte, anche per puro divertimento, mi è capitato e mi capita di prendere in giro i piloti delle ultime schiere, delle seconde file. Lo faccio senza cattiveria, perché conosco la mia anima. Ma l’ho fatto, da Mazzacane al mio amico Maldonado.

Beh, è un errore.

E’ uno sbaglio mio, anche grosso.

Dovrei, avrei dovuto, invece fare sempre prevalere il rispetto per chi si dedica al mestiere della velocità. Non importa la macchina che guidano o i risultati che ottengono. Sono esseri umani che partecipano ad una emozione collettiva.

Perché questo sarebbe stato il caso, da parte mia, ricordare sempre che è vero che la Formula Uno, investendo grandi risorse, ha drasticamente ridotto la percentuale di rischio estremo, lo spiegano le statistiche anche se un morto in vent’anni è comunque un prezzo troppo alto da pagare. Ma quante volte è andata bene? Penso ad Alonso a Spa nel 2012 o a Kimi a Zeltweg poche settimane fa. Queste persone si giocano la vita, in nome della loro e nostra passione.

Il sacrificio di Jules è allora come la spia rossa di un allarme: non si fa mai abbastanza per quella che chiamiamo sicurezza. E probabilmente è un’altra mia responsabilità non avere prestato una attenzione specifica al rapporto della commissione d’inchiesta sulla disgrazia di Suzuka: mi sono accontentato di segnalare una somma di stupidità e di negligenze, sfociate nella collisione irreparabile con la Fatalità.

Questo è un mio limite. Ho perso amici in incidenti stradali. Non mi sono mai interessato alle dinamiche degli episodi, perché troppo grande era la consapevolezza che una vita non sarebbe stata restituita. Ma comprendo, dolorosamente, che la prevenzione non può essere scissa dalla individuazione delle responsabilità ‘terze’, quando ci sono.

Infine.

Infine, mi sono trovato a chiacchierare con Stefano Domenicali. Aveva gli occhi lucidi quando mi ha detto: sai, avere inserito Jules nel sistema Ferrari è la cosa della quale vado più orgoglioso, ripensando al mestiere che facevo.

E ci siamo guardati in un silenzio che non dimenticheremo.