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Il Sextete di Hamilton, il flop Rosso (con Monch)

Roma mica venne costruita in un giorno.

Questo penso dopo il flop Rosso nelle qualifiche sulle Ardenne.

Non mi aspettavo granchè, ma ammetto che il crack da olio sull’auto di Kimi e Vettel dietro Maldonado (!) abbassano il mio testosterone.

Hamilton alla sesta pole consecutiva, ultimo a riuscirci nello stesso anno fu Hakkinen nel 1999, il mitico Schumi realizzò qualcosa di simile su due anni ‘spalmati’, il 2000 e il 2001.

Rimango convinto che ci voglia molta pazienza, in chiave Ferrari.

E poi magari domani piove pure, perchè no?

Per risollevarci lo spirito, ospito volentieri qui sotto il secondo contributo dalle Ardenne del vostro inviato Monch. Un birbone, Monch. Ma molto simpatico.

S’intende che in coda potrete raccontarvi il Gp del Belgio.

Sono proprio depresso, sissignore. E le frasi di Ecclestone contro Monza non alzano il morale.

MONCH SCRIPSIT

Signori, è ora di svelare quello che combina il Nume nel Paddock.

Guai? Buone azioni? Smandrillate?

Giudicherete voi. Io dico solo che, osservando la composizione dei vari motorhome, non è poi così difficile immaginare la vita di Leo al seguito del carrozzone della F1.

A beneficio nostro, di sua moglie, della verità.

 

Semaforo verde? Via!

Quando si vuole scatenare va di certo in Red Bull: hanno un motorhome che ricorda neanche troppo vagamente le discoteche della sua gioventù, quando in riviera romagnola faceva sfracelli (c’è un Viale Turrini in ogni località da Comacchio a Cattolica). Tre piani di edificio, uno con musica più pompata dell’altro. Tunz tunz tunz, al ritmo di “chi ti mette le ali”. E quando si vuole rifiatare un attimo, magari ci si rifugia nel privè Toro Rosso, dove la parola d’ordine per entrare è “Turro”. Dite che sia un caso? E dite che sia un caso che Ricciardo abbia sempre il sorriso di un diciottenne a Rimini a caccia di solluccheri?

Ma se non basta, se Leo vuole sentirsi il boss, il più figo del bigoncio, si sbottona la camicia, indossa la sua faccia più strafottente ed entra alla Williams, che è paro paro una fotografia della casa di Al Pacino/Tony Montana in Scarface. Sguardi rilassati che passano in un attimo all’obliquo. Palme e Martini (l’ovvio sponsor), donne in ogni angolo, gente abbronzata anche sotto alle nuvole del Belgio. Massa, che in Scarface ha fatto la comparsa, ha la faccia giusta e se la gode. Bottas, che invece ha fatto la renna in un film su Santa Claus, ha un profilo leggermente più nordico e, guardacaso, l’ho sempre visto fuori. Leo Turrini, Leo Montana… Come il celebre ristorante di Fiorano. Tutto torna.

Ehi, intendiamoci: non è che il nostro capo sia sempre scatenato, eh? A volte il Nume si reca in Sauber: vetrate pulite, trasparenza, file composte. Una banca, insomma. Di quelle che forse un mutuo fatichi a fartelo accendere ma dove regna un ordine perfino esagerato.

Con la Lotus è fin troppo facile: già detto, già visto, già fatto. Hanno un motorhome che è tale e quale alla bat-caverna e difatti con l’eroe mascherato hanno già avuto a che fare. E Leo, in cerca di salvatori, è entrato in Lotus un paio di anni fa (conosce Alfred, il maggiordono di Adam West, di persona) e ha chiesto di Kimi, che per ora ha salvato il giusto ma hai visto mai che domani…

E comunque, nel caso, a proposito di fumetti, venti metri più in là c’è anche Hulk.

Force India, appunto: un motorhome sacrale e solido. Un tempio. Hanno visto il Turro più volte bussare per cercare pace interiore. E poi, in realtà, cominciare a blaterare fino a rovinare la pace altrui ma almeno lo stimolo c’era, dai. Concesso? Concesso.

Lì di fianco la McLaren Honda. Mmm… Non riesco a capire che rapporti abbia Leo con questi ma salta subito all’occhio che l’Honda abbia una dépandance a fianco della Mecca. A fianco. Staccata. Per ora di un paio di secondi. Ops…

Il motorhome Mercedes ricorda, quasi quasi, quello di una nota casa automobilistica di Stoccarda fondata nel 1926. Eh, esattamente loro: sono tedeschi, sono come te li aspetti. Quadrati e solidi. Leo lo lasciano fuori per questioni di spread.

Ma il Nume non si dà per vinto: poco più in là c’è la Manor, vicino ad altri fornitori. Tutto è più rustico. Sembrano piadinari di lusso. E’ un complimento, anche grande. Squacquerone, quindi, e birra belga, che è così buona che anche i cervi delle Ardenne la tengono in frigo. Buon appetito, Leo.

Ora mangio anch’io nel motorhome Ferrari, italiano nella classe e nella cortesia. Dov’è Leo? Su ogni schermo in ogni stanza, a raccontarci i misteri della Formula 1.

Nonostante tutto, un grande spasso.