Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Per Justin, per Guy, per un amico

Una volta, su un aereo per un volo intercontinentale, ho incontrato un pilota di macchine da corsa.

Facemmo quattro chiacchiere.

Era Justin Wilson.

Feci presto a comprendere che era esattamente uguale a tutte quelle persone che avevo conosciuto tra gli innamorati di un abitacolo, di quattro ruote, della velocità.

Justin non sarà l’ultimo, purtroppo, a pagare il prezzo più alto sull’altare della passione.

Di Guy Ligier ricordo un fugace incontro nei primi anni Novanta.

Ormai stava uscendo dal giro, però eravamo a Magny Cours, zona Nevers, teatro del Gp di Francia. Ed era stato lui, in nome di una antica amicizia, a convincere Francois Mitterrand, presidente all’Eliseo dal 1981 al 1995, a finanziare la realizzazione della pista.

Ha detto bene chi ha ricordato Ligier come il prototipo del gentiluomo incapace di immaginare una vita senza le corse. So che era orgoglioso di aver conosciuto e anche sfidato Enzo Ferrari. Venivano dalle stesse radici, ecco.

Mi fa piacere accompagnare il rimpianto per Justin e Guy con l’ultimo contributo del cloggaro Monch dalle Ardenne. In fondo, abbiamo sempre tutti qualcuno da portare nel cuore.

Per sempre.

MONCH SCRIPSIT

La pioggia non è arrivata.

Viste le nuvole speravo, dopo metà gara, che venisse a turbare il caldo-troppo-caldo di questi giorni valloni e soprattutto il ritmo-troppo-ritmo dei motori Mercedes.

Ma non è arrivata.

 

Non è arrivata nemmeno durante il podio a infastidire, per quanto possibile, i vincitori. Giusto così: hanno strameritato.

 

E non è arrivata nemmeno per tutto il tempo, un’ora abbondante, in cui ho percorso il circuito a piedi. Ok riconoscere i meriti altrui ma di guardare la premiazione del Nero e degli altri proprio non mi andava: troppo l’incazzo per le beffa di Seb. E allora via, di buona lena, per le curve della pista più bella del mondo, tra i suoi saliscendi per vedere da vicino dove si stacca e dove si accelera, accompagnato metro dopo metro da un curioso tipo coi baffi che pareva controllare che non smarrissi la strada.

O forse mi è solo parso.

 

La pioggia non è arrivata nemmeno quando, superato il traguardo, mi sono diretto verso l’uscita tra capannelli di ubriachi felici.

Niente. Manco una goccia.

Ha aspettato.

 

Ha aspettato, apposta, che mi sedessi dal primo paninaro e andassi di sausage e champignons a più non posso. Ecco: in quel momento il diluvio, come nelle storie sul Belgio che mi avevano raccontato.

 

La pioggia è arrivata, dunque, ma solo dopo la gara, e per non essere fraintesa l’ha fatto con la gente già fuori dal circuito di Francorchamps.

Come a dire: non cercate scuse legate alla corsa. Al netto delle peripezie dei due piloti in rosso, bisogna saltarci fuori da soli. Banalità? Può essere. Ma quello coi baffi me lo diceva sempre di non appigliarmi a menate.

E questo non mi è solo parso.

 

Comunque a Maranello lo sanno. E ai box pure: siamo indietro, anche tanto.

Poche balle.

Al lavoro.

 

Al lavoro come ogni giorno quell’ometto coi baffi faceva per i suoi cari senza mai lamentarsi. Pioggia o non pioggia.

 

Forza Ferrari.

E quanto avrei voluto fare quel giro di pista con te, papà. Mi manchi.

Passavano scoiattoli, sai?