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A Monza con Kimi e Seb, sognando ad occhi aperti

Come un sogno.

Ad occhi aperti.

Forse non per caso ai box ho incrociato George Lucas, il papà di Star Wars.

Boh.

Ammetto felicemente di aver clamorosamente toppato.

Non mi aspettavo una Ferrari così.

Evidentemente Allison e gli ingegneri del Cavallino hanno lavorato magnificamente sugli assetti, visto che i gettoni spesi sul motore garantivano una manciata di cavalli. Cinque, massimo dieci.

Il resto lo hanno fatto i due piloti.

Per commentare la prestazione del mio figlioccio Kimi, dovrei descrivervi certe facce (di detrattori in servizio permanente effettivo, eh) in sala stampa o nel paddock.

Erano semplicemente distrutti.

Quindi io sulla prima fila di Raikkonen non spenderò una parola.

Gongolo e distribuisco rododendri.

Mi piacerebbe adesso aggiungere che in gara le cose andranno persino meglio, mi piacerebbe raccontare che Vettel firmerà l’ennesimo capolavoro.

Ci vado calmo.

Il Re Nero sarà anche diventato biondo ma insomma, all’inglese, l’è un bel fenomen.

Sulla power unit a singhiozzo di Rosberg non mi esprimo, in assenza di informazione più precisa.

Ma, sapete, non c’è niente da fare.

La suggestione unica di Monza, questi campioni che girano a 250 di media, è una cosa che ti prende alla gola.

Ho avuto l’impressione che persino Marchionne, già ai box di sabato, se ne sia reso conto.

Poi, per carità, Ecclestone ragiona sui flussi di cassa e amen.

Eppure, stavo godendo per un risultato inatteso (almeno da me, ribadisco) e mi guardavo attorno, incrociavo lo sguardo del sempre caro Piero Ferrari e del sempre eccitato Lapo Elkann e mi veniva in mente l’ultimo frammento del prossimo capitolo di Star Wars.

C’è Ian Solo che dice a Ciube. we are at home, Ciube.

Ecco, anch’io sono a casa.

A Monza.

Ps. Spazio sotto per chi vorrà raccontarsi il Gp d’Italia.