Buona la prima
Dunque l’Italia ha battuto il Canada 3-1, iniziando nel migliore dei modi il suo cammino nella World Cup.
Secondo me, la prima partita ha detto alcune cose.
Che tranne forse un paio di squadre (le africane, al limite anche il Giappone), non ci sono avversarie materasso. Quindi: vietato esaltarsi, vietato abbattersi. La prima strada per Rio è una corsa a tappe. I conti si fanno alla fine. E siccome contano per regolamento prima le vittorie e poi punti, si fanno anche alla fine di ogni partita, mai prima.
Che basta calare un po’ l’attenzione ai dettagli, e anche una squadra non di prima fascia, ma che ha un grande allenatore e sa giocare a pallavolo come il Canada, può crearti difficoltà. Come è accaduto nel terzo set.
Che l’Italia ha alcuni punti di forza precisi (battuta e attacco di palla alta), e altri di debolezza su cui difficilmente si potrà lavorare in così poco tempo: soprattutto il muro, contro squadre più forti rischia di pagare molto dazio. Abbiamo muratori più bravi individualmente, che non a lavorare insieme con i compagni.
Che Giannelli è davvero un fenomeno: già sapeva alzare, battere e murare, stamattina ha anche difeso, nella rimonta del terzo set che poi è stata vanificata. Idolo assoluto.
Che Zaytsev da opposto gioca con tutta un’altra faccia. Con Juantorena e con questo Lanza, possiamo permetterci di farlo divertire. Onestà impone di dire che io ero tra quelli che pensava che Ivan ci fosse molto più utile da ricevitore, per assenza di alternative. Ora con il cubano d’Italia le alternative ci sono, quindi lasciamo che le lavatrici volino, per dirla con Antinelli.
Che domattina all’alba gli azzurri hanno l’occasione per cancellare l’Australia e riscattare una delle pagine più brutte di questo inizio di stagione, la sconfitta nella World League che iniziò a fare vedere le crepe nel gruppo di Berruto. Poi ci sarà l’Egitto: l’avvio poteva essere peggio, ma dalla quarta con gli Usa si farà sul serio. Sono loro, e la Russia, e la Polonia e l’Argentina, le squadre su cui fare la corsa. Con l’Iran mina vagante.
Che Blengini non ha ancora perso la cadenza argentina nella quale cascano tutti gli allievi di Velasco, ma sta davvero provando a metterci del suo, e questo è un bene. Senza esagerare, ma in questo momento non ci serve un ct timido, anzi.