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Quando Briatore affogò a Marina Bay

Non ho mai nascosto la mia avversione per il Puttanodromo di Singapore.

Non mi piace l’idea, nella vita in generale, che con i soldi si possa comprare tutto.

Io sono uno di quelli che credono che la Formula Uno abbia un’anima, per quanto sconcia e deturpata. E sarebbe bene rispettarla sempre.

Ciò premesso, a parte le luci della notte, non c’è dubbio che Singapore appartenga già alla storia dell’automobilismo.

Flavio Briatore affogò nelle acque di Marina Bay.

Debbo aver narrato almeno cento volte la storia del Gp del 2008. La riassumo qui brevemente a beneficio degli immemori, dei distratti e di quanti si fossero aggiunti alla allegra combriccola del Clog con innocente ritardo.

Fu, quella del 2008, la gara in cui Massa si mise in movimento a rifornimento non ancora completato, tirandosi dietro l’intero…distributore. Testimone oculare del siparietto fu Raikkonen, che gli stava giusto in scia in corsia box. Da fermo, Kimi è sempre formidabile.

Un momento devastante per i ferraristi, innescato da un infinitesimale errore procedurale di un mio caro amico, un ottimo meccanico, reo purtroppo di aver schiacciato un pulsante con un paio di decimi di anticipo.

Ma la Storia si è arresa a Singapore, quella notte, per la tragicommedia dell’incidente di Piquet junior con la Renault. Il botto determinò un concatenarsi di situazioni sfociate nel disastro di Massa e nella vittoria di Alonso, che guidava l’altra Renault.

Nel cuore della notte, post race, sono in aeroporto, il Puttanodromo ormai è alle spalle.

Attesa del volo per Londra.

E chi ti trovo?

Briatore.

Si ferma a chiacchierare. Debbo dire che Flavio ha certamente una foresta di pelo sullo stomaco, però è una persona cortese.

Ridendo gli dico: eh, geniale la tua trovata di far finire fuori pista Piquettino, così da generare l’ambaradan che ha garantito il trionfo a Fernando.

Ride anche lui e risponde: impossibile, il figlio di Nelson è uno zuccone, se avessimo concepito un piano del genere a tavolino non sarebbe mai stato in grado di eseguirlo.

Dodici mesi dopo, nel 2009, esplose lo scandalo, fortissimamente perseguito da Max Mosley, allora presidente Fia.

Dopo sentenze pesantissime in sede ‘automobilistica’ e ricorsi di Flavione davanti alla magistratura ordinaria francese, è andata a finire con un mezzo accordo tra Briatore e Todt, successore di Mosley a Place de la Concorde.

Però, di fatto, la carriera del manager italiano ai box è finita quella notte lì. L’uomo è rimasto nell’ambiente, cura gli interessi di indovinate chi e certamente li ha curati benissimo, però con l’attività di team principal ha smesso.

Nel frattempo Symonds, l’ingegnere presunto coinvolto nel caso, non è sbarcato in Ferrari, in epoca asturiana, solo perchè Montezemolo disse che gli sembrava troppo. Mentre Piquet junior corre e mi pare vinca nella Formula E e suo padre, che fu il più feroce accusatore di Briatore, non so cosa faccia, a parte parlare malissimo di Senna non appena gli viene offerta l’occasione di blaterare.

Cominciò tutto in una notte al Puttanodromo di Singapore.

E, forse, nel cuore della gente che ha cuore, non è mai finita.