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La Guerra di Sara

La vita è così: inizi una mattinata con una bruttissima notizia e arrivi a sera scoprendone una molto bella. La notizia brutta è la morte di Sergio Guerra, ovvero dell’artefice del miracolo Teodora Ravenna, squadra capace di vincere undici scudetti consecutivi nel volley femminile. Non vi racconterò nel dettaglio chi era, lo ha già fatto qui in modo completo il collega Roberto Romin.

Mi preme di più cercare di spiegare, soprattutto a chi non lo ha conosciuto (io lo intervistai non ancora ventenne nel 1990, lui era già un mito ma non se la tirava per niente), che cosa rappresentava Sergio Guerra. Al di là delle vittorie, con l’ex giocatore di alto livello, ex ct ed ex allenatore di tanta serie A femminile se ne va una pallavolo di un altro millennio, quella che veniva fatta con un amore e una cura per il dettaglio degna dei grandi artigiani. Un volley da film neorealista, da foto in bianco e nero, quasi da dopoguerra nel senso della costruzione quotidiana  di una vita migliore, anche sotto rete. Un film di passione e di cuore. Se la pallavolo oggi sta peggio, è perché di Guerra ce ne sono sempre meno, in giro.

La bella notizia viene da Novara, dove Sara Anzanello ha annunciato che tornerà a giocare in B1 nell’Igor, due anni dopo il trapianto di fegato reso necessario in seguito ad un’infezione contratta mentre giocava a Baku. Il Grande Puffo è tornato. A Guerra una così sarebbe piaciuta tantissimo.