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Troppi studenti non arrivano a finire gli studi

Per mesi abbiamo sentito parlare di «buona scuola», della necessità di riformare la nostra scuola, di permettere alle centinaia di migliaia di insegnanti precari di ottenere finalmente il posto fisso. Ma in tutto questo non abbiamo sentito interventi e proposte credibili su un fenomeno molto preoccupante: nel nostro Paese sono tantissimi i ragazzi che non completano il ciclo di studi, ingrossando così le file dei disoccupati senza specializzazione e cultura. L. B. , Milano

PROPRIO COSÌ: secondo le statistiche uno studente italiano su tre abbandona la scuola statale superiore senza aver completato i previsti cinque anni di studio. Una vera e propria emorragia che prosegue silenziosa e inosservata, un fenomeno nazionale, che unisce nord e sud. Quello della dispersione scolastica è un problema che passa inosservato, ma che porta con sé costi sociali, politici ed economici molto alti. I ragazzi che lasciano la scuola sono più soggetti alla disoccupazione, hanno bisogno di più sussidi sociali e sono ad alto rischio di esclusione sociale, con conseguenze sul benessere e la salute. Molti «dispersi» finiscono poi per rientrare nella categoria dei neet, i giovani che non studiano e non lavorano. E tutto ciò ha anche un costo enorme sull’economia: Confindustria lo stima pari a 32,5 miliardi di euro l’anno. Se i giovani inattivi entrassero nel sistema produttivo, il prodotto interno lordo italiano salirebbe di 2 punti. Forse è venuto il momento di pensarci… laura.fasano@ilgiorno.net