Dire no al velo (non solo per motivi di sicurezza)
STOP al niqab e burqa nelle strutture regionali, compresi gli ospedali. A deciderlo è stata la giunta regionale lombarda in seguito degli attentati jihadisti di Parigi. Più che una decisione però si è trattato della necessità di ribadire un aspetto che è forse stato dimenticato. Se ben ricordo esiste una legge nazionale che già lo proibiva. Ma nel nostro Paese come si suol dire… fatta la legge trovato l’inganno. Speriamo stavolta non sia così.
Marzio, Milano
SONO POCHISSIME le donne che in Lombardia indossano il niqab, ancor meno quelle che optano per il burqa. Difficile quindi misurare il risvolto pratico dell’iniziativa assunta qualche giorno fa dalla Regione. L’impressione è che l’allarme terrorismo abbia inciso profondamente sulla nostra vita e quindi sulle decisioni politiche che vengono prese. Tecnicamente, comunque, a rigor di legge, da ora in poi queste indicazioni varranno per chiunque abbia il volto coperto. In sostanza, il divieto ribadisce la proibizione alle donne di entrare in qualsiasi ufficio pubblico lombardo (compresi gli ospedali) con il volto coperto dal velo o dal burqa. In realtà, più che sull’aspetto emotivo della sicurezza, ci sarebbe piaciuto sentire e leggere una contestazione più profonda sul velo integrale, che imprigiona le donne e minaccia l’armonia sociale. Anche se – è bene precisarlo – non sempre le donne che lo indossano vivono il velo come una costrizione. laura.fasano@ilgiorno.net