Scuole occupate uno stanco inutile rituale
Non trovo ammissibile che un liceo resti occupato per due settimane, come è accaduto a Roma. In questo modo si penalizzano tutti gli studenti che desiderano seguire le lezioni regolarmente.
Marcella
—–
Nonostante alcune delle motivazioni che hanno spinto i ragazzi romani ad occupare la scuola non siano delle priorità è bello vedere le nuove generazioni tornare a «battersi».
Nicoletta, da ilgiorno.it
E’ DA QUARANT’ANNI che ne sentiamo parlare, soprattutto dall’Immacolata all’inizio delle vacanze di Natale. E quando la televisione ci costruisce sopra un servizio sembra di tornare maliconicamente a Woodstock. Quello dell’occupazione è un rito stanco, fuori dal tempo, che si tramanda di padre in figlio. Forse non è il caso di ripetere, per l’ennesima volta, che la ritualità sta prevalendo sulla sostanza, però è proprio così. Ma perché questa ripetitività appare così inossidabile? I nostri studenti non hanno certo l’età per essere attempati sindacalisti, e ci sentiremmo di escludere che siano animati da nostalgia per gli anni ’70. Indubbiamente le ore di assemblea sono un modo per evitare lezioni pesanti e per vivere la scuola in modo più partecipato. L’impressione, però, è che questi strumenti, nati sull’ala di un’altissima idealità che ormai non c’è più, si siano incagliati nella pratica quotidiana, e non vadano né avanti né indietro.
laura.fasano@ilgiorno.net