In Italia nel 2015 morire di parto non è una fatalità
Morire a 39 anni mettendo al mondo un figlio senza che nessuno se ne accorga. Una notizia che ti aspetti da un angolo sperduto dell’Africa non da Torino. Eppure è accaduto e nessuno sembra voler dare una spiegazione al marito che sarebbe addirittura stato informato da una fredda telefonata della morte del neonato e solo in un secondo momento della moglie. La chiamano malasanità, io direi che è mala civiltà o peggio mancanza di umanità.
Zia Pina
SI MUORE ancora di parto, nel 2015? Sì, anche se nei Paesi più ricchi è un caso molto raro. Lo è anche da noi, dato che si parla di 10 decessi su 100.000 nascite, e non si deve ignorare il fatto solo perché avviene raramente. Sono vite umane che potrebbero salvarsi, perché non tutte le morti di parto avvengono per complicanze naturali. Pensiamo ai nostri ospedali e crediamo di essere in una botte di ferro: è vero, manca spesso la terapia del dolore, ma i reparti sono preparati a qualsiasi complicanza. Invece, non è così. L’ultimo caso, quello della donna di Torino, non è purtroppo isolato. Non di rado nei 9 mesi di gestazione le donne contraggono infezioni e non sempre ci sono i farmaci per poterle curare. La mortalità materna è un dramma sociale sia per i medici sia per la comunità intera, che non riesce a rassegnarsi che un evento del genere sia ancora possibile. E invece, purtroppo, succede. E certamente non può essere solo una tragica fatalità.
laura.fasano@ilgiorno.net