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F1 1975-2015, in sesta Peterson e Piquet

Ok, spero abbiate finito bene e cominciato meglio.

Unisco agli auguri la sesta fila della personalissima Griglia 1975-2015.

RONNIE PETERSON.

Eh, non ha mai vinto il mondiale. E se uno va a controllare le statistiche scopre anche che di corse se ne è aggiudicate pochine. E allora, perchè sta tanto in alto? Ah, perchè per la mia generazione questo svedese incarnava l’idea stessa della velocità. So che è banale una frasetta del genere, ma ricordo di avergli visto pilotare una Ferrari da mondiale prototipi nel 1972, una macchina a ruote coperte, era un frammento tv in bianco e nero. Feci la bocca a cul di gallina. Poi ci fu quella domenica di Monza del 1976, Lauda al rientro dopo il rogo, Ronnie su una March in trionfo e insomma vincere corse con la March, con tutto il rispetto, anche se erano altri tempi, non era esercizio comodo. Ci feci anche un articolo per un giornaletto, non me lo pubblicarono, d’altronde un sedicenne che pretende di scrivere in prima pagina è un discreto mitomane e modestamente mitomane io lo nacqui.

E ancora quella mattina di liceo di settembre, 1978, la scuola era partita in anticipo, c’era stato un altro Gran Premio d’Italia la domenica precedente e a un certo punto entrò in classe un supplente di matematica e disse: ah, ragazzi, la radio ha appena detto che Peterson è morto. Non eravamo tantisismi in classe a sapere chi fosse, le biondine poi non sapevano una beata mazza, una mi chiese se si trattava di uno stopper del Bayern, invece per me fu uno shock.

Non so se davvero, in era Lotus, a Ronnie fu proibito di sfidare la supremazia di Marione Andretti per esplicito veto di Chapman, ne ho sentite raccontare tante dopo, comunque di sicuro non è il mondiale di F1 a mancare a Peterson, è Peterson a mancare all’albo d’oro dei campioni iridati e quando una volta lo dissi ad Alboreto il caro Michele mi abbracciò e facciamo che in questa griglia, idealmente, lo svedese rappresenta anche lui, anche Michele, sì.

NELSON PIQUET.

Eh, a proposito di piloti che come personaggi ti lasciano un po’ così. Trovai disgustoso che per svilire Senna pensasse intelligente dargli dell’omosessuale e trovai penoso che, a cavallo tra il 196 e il 1987, questo brasiliano descrivesse Enzo Ferrari alla stregua di un povero vecchio rimbambito. Questo per chiarire che il soggetto ‘extra track’ non mi piaceva, non mi è mai piaciuto, nemmeno nel dopo carriera, nemmeno nella gestione del poco glorioso figlioletto.

Però, davanti al driver, giù il cappello.

Nelson è stato autore di numeri straordinari. Certi suoi duelli con Senna andavano oltre le leggi della fisica e inoltre anche nella sfida rusticana con Mansell, alla fine della fiera, il titolo per la Williams l’ha conquistato il carioca, mica il matto dell’isola di Man. E ancora, per chi ha un’idea del valore dei dati storici, è stato Piquet il primo manico ad aggiudicarsi in mondiale con un turbo nella schiena, era il 1983 e anche queste cose contano.

Ho visto dal vivo il suo ultimo successo, a Montreal nel 1991, con la Benetton. Fu l’ennesimo sberleffo al feroce Leone d’Inghilterra, nelle modalità c’era un po’ tutto lo stile picaresco di Nelson. Poi arrivò Schumi e fu chiaro che era tempo di staccare la spina.

Ma Piquet, in pista, è stato grande come pochi.