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Nessuno si occupa degli over 30 senza un lavoro

HO 33 anni, due lauree con ottimi voti, parlo 3 lingue straniere, varie competenze eppure i miei cv passano sempre attraverso lo stesso iter: inoltro candidatura, contatto dei recruiter e stessa identica domanda: «Ma Lei quanti anni ha?». Alla mia risposta, 33, mi si risponde con un sonoro: «Ah, ci dispiace, Lei è ormai fuori dal mercato a quest’età!». Ho aspettato che lo Stato tutelasse gli over 30 ma il tempo passa e ad oggi mi ritrovo con un pugno di mosche in mano. Chiara

SE UNO ha 33 anni è troppo vecchio per rientrare nella categoria dei giovani precari e partecipare a bandi e concorsi riservati ai giovani. Però è troppo giovane per ambire ad un lavoro, troppo giovane per potersi considerare esperto. Insomma, c’è una generazione in Italia completamente dimenticata e in parte perduta. È la generazione dei 30-34enni: non giovani per l’anagrafe e per le norme sul lavoro, non ufficialmente neo laureati, ma oggi del tutto assimilabili ad essi riguardo alle difficili condizioni alle quali si affacciano al mercato del lavoro. Sei-sette lunghi anni di briciole, fra tirocini, sostituzioni e corsi di formazione. Insomma, poco o nulla che oggi possa essere speso in un curriculum vincente. E domani? All’orizzonte non c’è nulla di buono. Le esigenze, o per meglio dire l’intera vita di un 35enne, sono certamente differenti da quella di un over 50: perché allora non creare politiche strutturali ad hoc, distinte ad esempio per over 35, over 45, over 55?
laura.fasano@ilgiorno.net