Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

40 anni di F1, Gilles Villeneuve è sesto

E’ bello il dibattito che sta accompagnando la griglia della F1 1975-2015.

Penso sia piacevole il confronto tra idee diverse della memoria, della competitività, del talento. E come ho detto sin dall’inizio, ogni opinione gode qui di piena cittadinanza.

Siamo quasi alla fine, eh.

SESTA POSIZIONE

GILLES VILLENEUVE

Ora, da decenni spiego a chi me lo chiede cosa abbia rappresentato questo canadese per la mia generazione. Per chi aveva meno di vent’anni nell’autunno del 1977. E mi dispiace, ma di una cosa sono certo: chi non c’era, non può capire.

Lauda, per noi, era un mito. Aveva riportato il mondiale a Maranello dopo 11 anni. Era risorto dal rogo del Ring e aveva avuto l’umiltà di accettare la paura in un torvo pomeriggio giapponese. Ma nel 1977, appunto, si era ripreso il titolo.

Il suo addio alla Ferrari fu uno shock. E potete immaginare lo sconforto quando ci vennero a dire che il Vecchio, per la successione, aveva deciso di puntare su uno sconosciuto.

Io credo ci siano gesti che qualificano un uomo, rendendone unica la biografia. Non so se Ferrari chiamò Villeneuve per disperazione o perchè convinto dalle segnalazioni di Chris Amon e di Mauro Forghieri, eccetera. So che mostrò, a quasi 80 anni!, una gioia di vivere pazzesca, un senso dell’ardimento che è quasi sempre mancato alla classe dirigente del nostro sgangherato Paese (e infatti mai lo fecero senatore a vita, per capirci).

Il resto fu tutta farina del sacco di Gilles. Io venni preparato all’Epifania dalle parole di un meccanico di Lauda, si chiamava Cicci Gambarelli, era lì al primo test fioranese di Villeneuve, la sera tardi suonai al suo campanello, era ancora in tuta, mi disse: ah, però, questo piccolino ha dei numeri, sai?

Il resto appartiene anche ad un equivoco. E’ passata, complice la feroce tragedia, l’idea che Gilles fosse un perdente di successo, uno svitato incapace di amministrarsi, insomma uno che il mondiale non lo avrebbe vinto mai. E invece era una balla, perchè Villeneuve, avesse avuto un carattere diverso, il titolo lo avrebbe conquistato già nel 1979 e sfido chiunque a negare che nel 1982 sarebbe stato lui il padrone del campionato, con quella macchina.

Poi, certo, era un soggetto particolare. Particolarissimo. Non l’ho conosciuto, mi riferisco ai tratti agonistici del soggetto, alla sua pretesa di aspirare all’impossibile. Faceva cose che gli altri consideravano a priori inaccettabili. Penso avesse un senso del limite spostato all’infinito. E per questo noi lo amavamo, perchè avevamo vent’anni e lui ci faceva sentire immensi. Dopo, uno così non c’è più stato, non poteva più esserci.

Sul dramma di Imola82, che precedette la disgrazia di Zolder, me ne hanno raccontate di cotte e di crude. Temo, sommessamente, che ognuno di noi abbia un destino già scritto. Il rimpianto induce a confidare in riletture della Storia: ma con i se e con i ma la Storia, ahinoi, non si cambia.

Ricordo quel sabato belga, rammento la percezione che con un piccolo grande uomo volava via anche l’emozione purissima del sogno irripetibile. Andai in una chiesa, erano ancora tempi in cui il Vaticano non amava l’automobilismo, Giovanni Paolo II doveva ancora venire a Fiorano. Trovai un prete amico, gli dissi se poteva far pregare per Villeneuve durante la Messa, lui ci pensò un attimo poi mi abbracciò e disse, ‘sì, è giusto, è tempo’ e fu un minuscolo momento di Grazia, in una giornata sconvolgente.

Una volta, anni dopo, incontrai Lauda, che ormai era un ex. Parlammo un attimo di quell’era e Niki, non sollecitato, se ne uscì con una frase che non ho dimenticato. Questa: anche se non ha vinto niente, Gilles era il più forte.

Non so se sia vero, di sicuro in questa speciale classifica di quarant’anni Villeneuve è il ‘NON campione’ con la posizione più alta.

Non vale niente. Non significa niente.

Ma glielo dovevo, a nome di una generazione.