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Se lo stilista decide di vestire le musulmane

Non capisco lo stupore di alcuni per la linea di moda pensata per le donne islamiche da Dolce & Gabbana. Mi pare ci sia una ovvia ragione economica e di mercato, ma anche la legittima aspirazione di due stilisti di vestire anche l’altra parte dell’universo femminile, quella che per scelta o imposizione non porterà mai la minigonna. Alle donne orientali poi il lusso piace e, lontane da occhi indiscreti, molte di loro sfoggiano look all’ultima moda.
Pina B., Milano

IL TERRENO è scivoloso (o pericoloso?) , ma il momento storico giusto. Non a caso, da più parti si è ricordato come la fetta dei consumatori di religione islamica sia a oggi quella più ignorata dai grandi marchi, nonostante le enormi potenzialità. Perché iI giovani (e ricchi) musulmani sono i nuovi cinesi, quindi dobbiamo aspettarci che sempre più stilisti si cimentino con collezioni dedicate, esattamente come era successo con la sempreverde “ispirazione orientale” che spopolava sulle passerelle dei primi anni Duemila. Attingere a usi e costumi lontani può essere in realtà un’arma a doppio taglio, ma ciò non toglie che, al di là delle motivazioni economiche, le culture sono sempre state fonte di ispirazione per tutti gli stilisti. E i veli con i limoni di Sicilia made in Dolce e Gabbana? Nel rispetto della libertà di scelta dell’individuo e nella consapevolezza che ancora moltissimo c’è da fare per i diritti delle donne nei Paesi musulmani, l’accessorio portavoce della tradizione che si fa colorato è un segno dei tempi (e dei mercati) che corrono.

laura.fasano@ilgiorno.net