Come fare per salvare l’Ilva e la salute
UNA SITUAZIONE DIFFICILE. L’Ilva è ancora oggi una delle aziende che tiene in alto il Made in Italy e dove, oltre ai dipendenti diretti, c’è l’indotto di autotrasportatori e altre aziende che lavorano con il lavoro in subappalto da Taranto. Bisogna trovare un modo per far continuare a lavorare l’Ilva, salvando anche gli abitanti di Taranto. Il nostro Paese non si può permettere di perdere un’azienda del genere. CarloC, ilgiorno.it
VENTICINQUE anni fa, l’area industriale di Taranto veniva dichiarata dal governo ad elevato rischio di crisi ambientale. Da allora, le questioni sanitarie e ambientali non sono mai state occultate: altrimenti non si spiegherebbero gli accordi di programma, le leggi regionali, le informative al Governo, il divieto di pascolo che si sarebbero nel tempo rincorsi. Adesso che si è prossimi al collasso, per i tentennamenti dei governi nazionali e regionali e le decisioni surrogatorie della magistratura, tra un tavolo tecnico e un monitoraggio, il problema Ilva è ancora lì, lungi dall’essere risolto. Sullo sfondo una domanda finora rimasta senza risposta: è possibile continuare a produrre acciaio, a Taranto, in condizioni non patentemente inaccettabili sotto il profilo ambientale e sanitario? Se siamo davvero convinti che la risposta sia sì, allora è il caso di chiedersi se l’intromissione dello Stato sia la soluzione migliore per restituirle credibilità. laura.fasano@ilgiorno.net