La F1 ‘bagnata’ di Brambilla e Alesi
I test con gomme da bagnato (da domani al Castellet, per la Ferrari comincia Kimi poi entra Vettel, ci saranno anche Red Bull e McLaren) quasi mi costringe ad accarezzare il tesoro della memoria a proposito di gare sotto l’acqua.
Prima però un affettuoso saluto a Tex. S’intende che il Griglia vincitore rimane lui, il titolo non è vacante, abbiamo il nostro Campione e lo festeggeremo quando ne avremo l’occasione, ci mancherebbe.
Dicevo del bagnato.
Eh, sono banale se cito il Senna di Donington 1993?
Sì, banalissimo. Ma quel primo giro (e non solo il primo giro!) rimane qualcosa di epico, tanto io che non trovo casuale il fatto che dopo quella domenica di Pasqua la F1 non sia mai tornata su quel circuito, come se tutti sapessero che lo spettacolo non era replicabile.
Sono banale se cito lo Schumi di tante esibizioni a Spa (ma non solo a Spa!)?
Sì’, sono banalissimo.
Ma dovevate esserci una domenica sulla torretta che dà sull’Eau Rouge e diluviava e a ogni giro la Rossa passava in anticipo, in anticipo sul più immediato inseguitore (si dice così, credo), ogni volta sempre più lontano, altro che immediato!
Sono banale se cito il Vettel di Monza 2008, con la Toro Rosso?
Naturalmente sì, banalissimo.
E allora, consentitemi di rammentare un altro Driver Anfibio.
Anzi, due.
Vittorione Brambilla. Zeltweg 1975. Ero un ragazzino. Davanti alla tv. Pensai a uno scherzo. Che pelo aveva Brambilla!
Jean Alesi.
Una gara a Barcellona con una Ferrari da dimenticare.
Nel cuore di un uragano, Giovannino andò a prendersi un incredibile, assurdo terzo posto.
Ero felice come se avesse vinto.
Con Alesi, mi è purtroppo capitato spesso.
Di essere felice come se avesse vinto, quando invece aveva perso e mica per colpa sua.