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F1 2016, cosa aspettarsi dalla Red Bull

Mi dice un amico della Ferrari: beh, se la Pirelli avesse annaffiato il Castellet con la vodka, ecco, col cavolo che Kimi faceva il terzo tempo di giornata, cioè l’ultimo, dietro la Red Bull di Ricciardo e la McLaren di Vandoorne.

Detto che sulla McLaren si è ovviamente scassata la power unit Honda, dedicherò le righe qua sotto alle aspettative Bibitare per il 2016.

Non c’è dubbio che la Panzer Divisionen di Herr Mate eccetera abbia segnato l’epoca recente della Formula Uno.

Io ricordo quando Red Bull si trasformò da sponsor a costruttore. Erano i più simpatici, nel paddock. Riempivano i box di donnine come ai vecchi tempi, ridevano e scherzavano, feste e cotillons.

Beh, era tutta una finta.

Non appena hanno intuito di poter uscire dalla dimensione puramente ludica (o meglio: l’idea ce l’avevano sempre avuta, ma non erano pronti per vincere subito), ecco, sono diventati dei fans dei metodi della antica Sparta.

Molto meno divertenti, molto meno vocati alla sublimazione della estetica femminile e in certe cose decisamente stronzi, va mo là.

Però, tanto di cappello.

Si è molto discusso, anche qui, sui meriti degli scarichi soffiati, su una Formula Uno che era vincolata in esclusiva alla aerodinamica, eccetera.

Ma quelle erano le regole e Newey era il più bravo e Vettel era perfetto a guidare sull’asfalto i gioielli elaborati dal Genio in galleria del vento.

Ci sarebbe un falso mito da sfatare, quello in ragione del quale i Bibitari battevano la Ferrari (e la McLaren e gli altri competitor) con budget ridotto: balla storica, molto amata da chi aveva un interesse specifico a gettare palta su Maranello e dintorni.

Comunque, non importa. In Red Bull furono bravissimi, facciamo che la sorte li aiutò anche in almeno due occasioni su quattro iridate e piantiamola lì.

Poi è emerso il Lato Oscuro della Forza.

Chris Horner come Kylo Ren.

Cambiano le norme, arrivano le power unit e all’improvviso a Herr Mate eccetera l’intera Formula Uno sembra diventata un oceano di schifezze.

A parte il fatto che c’erano anche loro, i Bibitari, quando venne approvato il ritorno al turbo con ibrido e bla bla bla, molto ho scritto sulla ineleganza di un atteggiamento che ha riempito di furore la Renault (che nei quattro mondiali vinti comunque c’entrava, essendo suo il propulsore).

Dopo penoso tiritera, alla fine della fiera Ricciardo e Kviat correranno, nel 2016, ancora con la power unit francese, peraltro diversamente denominata.

E molti sostengono che per Red Bull sarà un anno di transizione, in attesa del fatidico 2017.

Mi piacerebbe sapere verso cosa tenda, la transizione, essendo a quanto pare scongiurata l’ipotesi di un motore ‘alternativo’ alle Pu.

Ma, per esperienza e vaga saggezza, io eviterei di sottovalutare troppo Newey. Non ci credo che sia ancora lì per onor di firma. Quanto a Renault, essendosi comprata la Lotus, avrà comunque la spinta per inseguire un riscatto, stiamo pur parlando di una azienda che ha fatto la storia (e che storia!) dell’automobilismo.

Quanto ai piloti, io considero Ricciardo molto forte. Chiedere a Vettel per informazioni, a scanso di equivoci e con il massimo rispetto.

Il russo lo debbo ancora mettere a fuoco, non mi sembra uno fermo, anche se talvolta commette ancora evitabili errori.

Pronostico: nel 2016, mi aspetto una Red Bull in ripresa. Di quanto, non so.