La voglia pazza di Seb, 20 anni dopo
E’ giusto che chi ama Vettel saluti con soddisfazione persino il primo posto in una sessione a tre sul bagnato artificiale del Castellet.
Non fraintendete.
Mica mi sono rincoglionito. I tempi, in casi del genere, contano meno di zero, a meno di non supporre che il terzo posto di Raikkonen lunedì sia un indice di gravissima crisi del soggetto (secondo me in giro per il web c’è qualcuno che lo pensa, sicuro).
Ma io voglio dire un’altra cosa.
Cioè ripeterla.
Venti anni fa, gennaio 1996, iniziò l’era Schumacher a Fiorano.
Era già apparso a fine 1995, il Campionissimo. Ma di fatto il suo lavoro cominciò duecentoquaranta mesi fa.
Io c’ero, essendo pronto per la rottamazione immediata.
Mi ricorda che Michael scherzando diceva: i tempi dei test non contano e sono il primo a saperlo, ma se alla fine della giornata stiamo davanti, beh, vado a cena più contento.
Lui aveva una voglia pazza di guidare una Formula Uno, sempre.
Vettel, uguale.
Quisquilie e pinzillacchere, d’accordo.
E Vent’anni dopo l’ha scritto Dumas, che era un po’ più bravo di me, lo ammetto.
Però il protagonista del romanzo in cappa e spada ce l’avevamo allora e ce lo abbiamo anche adesso.