F1 2016, cosa aspettarsi dalla Haas
Non c’è dubbio che la novità del 2016, nel paddock, sarà rappresentata dal team Haas.
La curiosità è alimentata dalle radici del progetto. E dal coinvolgimento di un nome mitico.
Le radici sono americane, lo sapete. La dinastia Haas ha un legame consolidato con l’universo delle corse. Quindi non dovremmo essere in presenza di una carnevalata in stile ‘giochino da miliardari che presto si annoiano’.
Va da sè che, tolte rarissime eccezioni, nella storia della F1 l’elemento a stelle e strisce è stato sempre marginale, o quasi. Una volta stavo ad Indianapolis e un amico locale mi spiegò perfettamente perchè il tifoso statunitense di motori non riesce ad affezionarsi alle suggestioni da Gran Premio. Me lo spiegò così bene che alla fine della conversazione ero tentato di dargli ragione su tutto, poi mi resi conto che esisteva una diversità culturale, una differenza di approccio. Nella mentalità Usa, una corsa è corsa se anche l’ultimo in griglia può immaginare di vincere. Nella concezione ed esperienza europea, viceversa noi sappiamo benissimo che chi sta in ultima fila non vincerà mai a Melboune o a Spa o a Monza, è impossibile.
Qui ci sarebbe da discutere all’infinito, dovrei citare l’epopea degli ‘Underdog’ ma non voglio annoiare nessuno (a proposito di dogs, molti ne aveva in campo recentemente la irresistibile mia fortissima Inter, ehm ehm).
Comunque, Haas rappresenta un tentativo interessante di cambiare la percezione delle cose. E sarebbe bellissimo se nel 2016 potesse accadere quanto capitato nel 1977 alla Wolf, che vinse subito.
Ma, appunto, temo siano fantasie.
C’è poi il discorso del coinvolgimento Ferrari.
L’operazione Haas è nata da una intuizione, secondo me felice, di Stefano Domenicali, poi portata avanti con intelligenza da Maurizio Arrivabene.
Sapete ci sono state anche polemiche, i concorrenti hanno accusato Maranello di ciurlare nel manico a proposito di gallerie del vento, scambi di informazioni e bla bla bla. Io nelle lamentele (soprattutto di Red Bull e Mercedes) ci ha colto un minimo di preoccupazione per gli effetti della operazione, o almeno così mi piace pensare. Può anche essere che protestassero per amore della legge, i contestatori: oddio, magari un giorno gli asini voleranno, ma insomma.
Quanto ai piloti Haas, uno come Grosjean a me piace, aveva una fama da sfasciacarrozze, forse nemmeno immeritata, di sicuro dal 2013 in poi è decisamente maturato e contro il miglior Raikkonen della carriera bis (appunto 2013) non sfigurò. Non so quanto di Ferrari ci possa essere nel futuro del francese, comunque non sarebbe, a oggi, una opzione scandalosa.
Di Guti confesso di conoscere pochissimo.
Pronostico: se la Haas entrasse spesso nel Q3 sarebbe una grande cosa.
E non solo per la Haas, eh.