Viva le Barbie che insegnano le diversità
BASTA CRITICHE alla Mattel, in passato messa in croce perché Barbie rappresentava un canone di bellezza legato ad una figura femminile troppo magra, troppo perfetta che poteva diffondere un messaggio sbagliato per le bambine. Adesso vengono lanciati tre nuovi modelli, si tratta del cambiamento più grande nei 57 anni di storia di Mattel e della sua «creatura». Insomma, tutto cambia, anche la cara vecchia bambola. Maria G., Milano
L’ HANNO DEFINITA (con gli eccessi tipici del marketing) una rivoluzione: a 57 anni l’icona della pin-up dalle forme perfette diventa più «umana». Resta giovane e carina, ovviamente, ma non ha più seno marmoreo, vita microscopica e gambe lunghe un chilometro. Adesso è fatta come le donne vere: ce n’è di alte e di basse, di minute e di cicciottelle, di eleganti e di casual. Un’icona scesa dal piedistallo. Non a caso la copertina di Time ieri sfoggiava la nuova bambola con il titolo: «E ora la smettiamo di parlare del mio corpo?». Prepariamoci dunque a mettere nel cassetto la battuta che si fa spesso tra donne quando una è troppo perfettina: «Così sembri una Barbie». Curvy, Petite e Tall (i tre nuovi modelli) saranno vendute in vari set, spesso insieme, per far comprendere meglio il valore della diversità e dell’importanza di sentirsi a proprio agio in tutte le situazioni. Insomma, una rivoluzione per stare al passo con i nuovi gusti in fatto di bellezza. Perché (è il messaggio sottinteso) le differenze non sono più un problema, il mondo è bello proprio perché è vario e diverso. Ora aspettiamo Ken con la pancetta. laura.fasano@ilgiorno.ne