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Omicidio stradale fra umori e tanti timori

A UN PASSO dall’approvazione della legge, è arrivato un nuovo inciampo per l’omicidio stradale. Il governo è andato sotto su un emendamento di Forza Italia, il testo dovrà tornare al Senato per la terza volta. L’emendamento testimonia la scarsa attenzione al problema. Nel frattempo le vittime da incidenti stradali aumentano. Quando una legge non trova uno sblocco concreto significa che c’è una precisa volontà di affossarla.

Tiziana N. Milano

C’È DELUSIONE tra chi ha avuto un parente ucciso da un pirata della strada. Però non tutti i mali vengono per nuocere perché la «pancia» porta spesso a confezionare piccoli mostri giuridici che poi rischiano di peggiorare le situazioni. Con quell’emendamento si è voluto dare un segnale di tutela dei diritti ed evitare eccessi. Il nodo del contendere è la modifica della norma che prevedeva l’obbligo di arresto anche per l’automobilista che si ferma per soccorrere la vittima. La legge sull’omicidio stradale, va da sè, rimane assolutamente condivisibile. È una norma necessaria. Necessaria per aumentare il livello di sicurezza sulla strada e per punire con maggiore giustizia chi, ubriaco o drogato, uccide alla guida di un auto. Non si tratta di vendetta, ma solo di prevenzione. E di porre fine all’impunità dei pirati della strada attraverso il rigore e la certezza della pena.
laura.fasano@ilgiorno.net