Come preservare la montagna (e anche le città)
È una ricerca che dovrebbe farci riflettere: in Italia la popolazione montana è crollata dal 42 al 26% rispetto a quella di pianura. E tutto questo è avvenuto in «soli» 60 anni. Sono solo due regioni in controtendenza: Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Il segreto: aver saputo attrarre giovani con politiche pubbliche virtuose. La strada, dunque, è stata tracciata, ora tocca alle altre regioni seguire l’esempio.
Alberto V., Milano
La montagna, dunque, si spopola. E non è una novità. Ma i dati rendono evidente la dinamica in tutta la sua crudezza. E la responsabilità non è tanto da attribuire all’orografia quanto a scelte politiche sbagliate. Tanto è vero che, dove gli amministratori hanno saputo mettere in campo policy pubbliche lungimiranti, i dati sono in netta controtendenza. Sono quei sindaci che hanno trattato la montagna non come un limite, ma come una specificità, puntando su una dotazione di infrastrutture non minore rispetto ai territori di pianura, anche a fronte di un costo più alto, garantendo un maggiore accesso ai servizi pubblici essenziali e una qualità di vita elevata. Elementi che hanno permesso alle imprese di prosperare e all’agricoltura di rivoluzionars. Adesso serve una nuova alleanza tra montagna e città, un nuovo rapporto tra territori che producono risorse e realtà che lo consumano. Perché la montagna è un bene per la città. Se non lo si capisce, saremo presto di fronte a una rottura.
laura.fasano@ilgiorno.net