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Contro l’indifferenza la solidarietà dei lampedusani

Speriamo che sia la volta buona, che l’appello del regista Gianfranco Rosi, fresco vincitore del Leonbe d’oro a Berlino, questa volta ottenga quello che intellettuali e politici non avevano centrato due anni fa: il Nobel per la Pace a Lampedusa. Il riconoscimento ai pescatori e alla gente dell’isola siciliana ridarebbe voce a quanti credono fermamente che alle barriere innalzate da alcuni Stati europei esista ancora un’alternativa: il soccorso.
Lettera firmata, Milano

QUELLO ai cittadini dell’isola sarebbe certamente un Premio Nobel per la Pace giustificato. Un Nobel «comunitario», eloquente, emblematico e altamente educativo. Perché Lampedusa sta dando un grande esempio di fratellanza, generosità e sacrificio. Un esempio a tutto il mondo. Accoglie, alloggia e nutre un esercito di poveri cristi, rischia il collasso e non si tira indietro. Perché i lampedusani hanno vissuto la tragedia degli uomini e delle donne in fuga come fosse la loro. I muri ed i reticolati che nascono lungo la rotta balcanica, le urla xenofobe delle metropoli europee, gli allarmi suscitati dall’invasione dei siriani, sembrano appartenere ad un altro mondo, misurano la distanza fra la cultura e i costumi dei siciliani di Lampedusa dal resto dell’Europa. Un’isola abitata da soli 6.000 abitanti che mette da parte tutto per dedicarsi all’accoglienza ed alla solidarietà verso chi è in fuga da situazioni difficili, in un contesto di insufficiente appoggio da parte dello Stato e di silenzio, indifferenza ed egoismo da parte dell’Unione Europea.
laura.fasano@ilgiorno.net