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Il caso Regeni che ci ricorda quello dei marò

Il caso Regeni assomiglia sempre di più a un caso Marò-bis. È assurdo: Regeni stato trovato a pochi passi da una caserma, ma l’Egitto continua a cambiare ipotesi per confondere sempre di più le acque. Le istituzioni non ci difendono in casa nostra, figuriamoci all’estero! E così l’Italia viene presa per il naso in tutto il mondo. Il rammarico è che a rimetterci sono due servitori dello Stato e un “cervello” in fuga. Sergio, ilgiorno.it

FACCIAMO un passo indietro: l’Italia è il primo partner commerciale dell’Egitto, abbiamo sostenuto Al Sisi quando ha tolto il governo ai Fratelli Musulmani per riportare ordine (militare) in un Paese nel caos e sull’orlo del baratro, i generali al potere sono ritenuti alleati importanti nella lotta contro l’Isis. Tutto vero, per carità. Però c’è un limite a tutto questo. Ed è il limite imposto dei diritti umani. Diritti che vanno difesi, sempre. Prima ancora di ogni convenienza, delle ragioni di strategia e di geoeconomia. La vicenda insoluta dei Marò (indipendentemente dalla loro colpevolezza o meno) è effettivamente ancora lì a ricordare la debolezza del nostro Paese a livello internazionale. Accontentarci soltanto di scuse di circostanza e di giustificazioni improponibili sarebbe oltremodo raccapricciante. Così come è abberrante l’atteggiamento di chi ritiene che Giulio, per aver ficcato il naso nelle attività di quel regime militare, in fondo la morte se la sia cercata. Un oltraggio in più per la vittima e la sua famiglia. laura.fasano@ilgiorno.net