Perché Matteo è solamente un bimbo normale
Uff … ancora su petaloso. Sì, ancora su petaloso, perché le stupidaggini su questa parola girano ancora, e io vivo nell’utopia illuministica che spiegando le cose prima o poi si possano diffondere delle opinioni fondate su dati di fatto; perché, comunque, la bagarre mediatica che si è sviluppata su petaloso ha portato alla luce molti giudizi, pregiudizi ed equivoci sulla lingua italiana e sull’Accademia della Crusca. Mario G. Milano
MATTEO, il bimbo protagonista di questa pseudo favola, in realtà non è un genio. E nemmeno un esperto di parole nuove con tanta fantasia. È semplicemente un bambino un po’ pigro, forse anche un pochino somarello e molto furbo. Talmente furbo che invece di fare per bene l’esercizio che la maestra con quegli improponibili capelli gli ha assegnato, ha buttato lì la prima parola che gli è venuta in mente. D’altro canto i bambini inventano parole continuamente, anche se non per tutte succede questo putiferio. Non è la parola a essere rilevante, in questa vicenda, ma la concatenazione di eventi. Non siamo di fronte a un poeta (scarso) che si inventa una parola nuova per dire ciò che, fino a quel momento, era indicibile/impensabile. Siamo ancora alla fase di apprendimento. Ed è difficile capire perché gente che passa l’80% su Facebook a correggere gli errori di grammatica commessi da sconosciuti si scaldi tanto, adesso, per promuovere la diffusione di un errore. E poi a scuola gli errori andrebbero sanzionati e non premiati… laura.fasano@ilgiorno.net