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Il lungo week end della Rossa e Rossi

E’ bello condividere passioni che alimentano i nostri sogni.

Una volta un vecchio e saggio amico, molto più ricco economicamente di me medesimo, mi disse una cosa stupenda: tu sei un privilegiato, perchè vivi raccontando emozioni.

Spero e credo che sia così anche per tutti voi.

Questo che sta per iniziare è un week end speciale.

La Rossa e Rossi.

Di Valentino, lo sapete, scrivo poco. Le due ruote sono meravigliose, ma io mi sono fermato all’era di Agostini e Walter Villa, mio vicino di ombrellone al mare a Cesenatico quando ero un adolescente.

Più tardi ho fatto una eccezione per un altro conterraneo modenese, Luca Cadalora. E’ un caro amico.

Di Rossi potrei narrare solo le banalità di chi vede le cose da fuori. Conosco il suo papà, Graziano. Temo abbia perduto, non per sua colpa esclusiva, una occasione forse irripetibile nel 2015.

Ma se vince sono contento (anche se, a pelle, io adoravo lo Stoner della Ducati: lo incontrai a Campiglio a un raduno tutto Rosso, poteva essere mio figlio, mi piaceva molto).

Sulla Ferrari e della Ferrari mi sono occupato per l’intero inverno.

A questo punto le chiacchiere stanno a zero.

Ho già spiegato che non penso un mondiale si decida alla prima gara. Nemmeno quando ci sta di mezzo la Mercedes.

Ciò dovrebbe chiarire abbastanza bene il mio stato d’animo a ridosso della sfida di Melbourne.

Non mi interessano le esternazioni di Marchionne. So che Montezemolo mai avrebbe parlato così, a parità di condizioni. Ma i tempi cambiano, le persone anche, c’è chi usa lo stile e chi usa lo stiletto.

Molto banalmente, io sto con Vettel, con Raikkonen, con Arrivabene, con Allison, con Ginone Rosato e con tutta la gente che lavora per una azienda che per la sua storia mi fa sentire orgoglioso di essere italiano.

Il resto è fuffa.

Chi vuole può utilizzare lo spazio sotto per le libere del Gran Premio d’Australia.

Ps. Io e mio zio Quattropalle vorremmo sommessamente far sapere al brother Mazgiorg che condividiamo le sue sofferenze bavaresi.