Se si scopre che la corruzione è femmina
Dovrebbero esserci più donne nei ruoli decisionali, soprattutto nelle istituzioni pubbliche, perché sono meno corrutttibili rispetto agli uomini. Questo si sente spesso affermare, ma la cronaca di queste ultime settimane è lì a smentire l’affermazione. Quando hanno potere anche le donne si lasciano attrarre dai facile guadagni e diventano scorrette tanto quanto lo sono i maschi. Una «brutta» parità. Mario V. Milano
RECENTI AVVENIMENTI effettivamente hanno confermato che donne in proprio o nel ruolo di mogli, segretarie, amanti difendono i “loro uomini” e collaborano con essi in affari sporchi. Quando poi detengono il potere in prima persona, nessuno può negare che sono soggette alle stesse tentazioni di fronte alle quali tanti uomini soccombono: servirsi del potere e non servire, mirare al bene proprio e dei propri cari e non al bene comune, accumulare soldi e beni in maniera illecita. La convinzione che le donne siano il “gentil sesso” è considerata ormai da molti semplicistica e anche sessista, eppure un crescente numero di ricerche sostengono che l’ascesa delle donne al potere potrebbe effettivamente migliorare lo stato generale della corruzione. Servirebbe però una «rivoluzione culturale», magari ribaltando il famoso slogan con cui Kennedy sconfisse Nixon: «Compreresti un’auto usata da quest’uomo?». laura.fasano@ilgiorno.net