Altro che arte, la corrida è solo violenza
LA SOCIETA’ si sviluppa, l’essere umano si evolve e ogni giorno sempre di più la gente diventa consapevole del fatto che dobbiamo lasciarci alle spalle gli spettacoli crudeli per gli animali. E finalmente anche in Spagna, sia pure lentamente, si fa strada l’ipotesi di cancellare (o almeno disciplinare più severamente) la pratica delle corride. Sono certa che i giovani d’oggi non sono interessati affatto a questo tipo di «spettacoli». Renata Giordana, Milano
DELLA CORRIDA si dice che sia un’arte, che solo gli spagnoli possano capire che il toro subisce qualche disagio, ma è profondamente rispettato e che la stoccata finale non causa alcun dolore all’animale. Davanti a una corrida è impossibile rimanere neutrali: si può essere solamente a favore o contrari. Le ragioni pro e contro sono note. I sostenitori sono legati alla tradizione, secondo loro è meglio che i tori vivano per 4 anni allo stato selvaggio piuttosto che essere allevati in una stalla e macellati. Per gli oppositori, la corrida è un’ostentazione volgare di violenza gratuita. Sopra tutto vi sono molti interessi di tipo economico, politico e turistico. Latifondisti, allevatori di bestiame, agenzie turistiche ecc. ritengono che, se le corride dovessero essere cancellate, anche il toro simbolo della Spagna non potrebbe più essere allevato. In realtà ci vuole poco per capire che la violenza sugli animali “istituzionalizzata”, può aggravare la tendenza all’aggressività nei confronti anche degli uomini. laura.fasano@ilgiorno.net